«I miei ritratti fatti di parole» Anna Lopopolo "riscrive" le icone della musica rock

Si chiuderà domenica incassando ottime critiche e una buona partecipazione di pubblico la mostra di Anna Lopopolo “Just Words. Just Men” ospitata dal Museo Civico ci Crema. Per la giovane artista è la quinta esposizione personale, la prima nella sua città: «E’ sempre un po’ spaventoso esporre a casa propria. Tanta gente che ti conosceva scopre qualcosa di te che forse nemmeno immaginava».
Ed è tutta da scoprire l’arte di Anna, che ritrae i grandi della musica utilizzando le parole delle loro canzoni. I volti, la musica e la parola: «La musica è il filone di questa mostra, ma non l’unico su cui mi muovo. Il volto ha il ruolo di mezzo, è il polo di attrazione. Però è soprattutto la parola a interessarmi - spiega l’artista - perché è quello che le persone lasciano quando se ne vanno. E’ il loro messaggio». Per questo anche le scelte dei personaggi da ritrarre attingono ad un’epoca che non c’è più: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison... «Mi affascinano le personalità “maledette”, che sembrano onnipotenti ma rivelano profonde fragilità. E poi sì - sorride - credo che la musica vera sia quella».
La tecnica è estremamente personale: «Traccio i contorni del volto con una matita e poi inizio a riempirli scrivendo con l’acrilico le frasi che più mi hanno colpito delle loro canzoni, usando la mia grafia a mano libera e sovrapponendo gli strati a seconda della sfumatura».
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Ed è tutta da scoprire l’arte di Anna, che ritrae i grandi della musica utilizzando le parole delle loro canzoni. I volti, la musica e la parola: «La musica è il filone di questa mostra, ma non l’unico su cui mi muovo. Il volto ha il ruolo di mezzo, è il polo di attrazione. Però è soprattutto la parola a interessarmi - spiega l’artista - perché è quello che le persone lasciano quando se ne vanno. E’ il loro messaggio». Per questo anche le scelte dei personaggi da ritrarre attingono ad un’epoca che non c’è più: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison... «Mi affascinano le personalità “maledette”, che sembrano onnipotenti ma rivelano profonde fragilità. E poi sì - sorride - credo che la musica vera sia quella».
La tecnica è estremamente personale: «Traccio i contorni del volto con una matita e poi inizio a riempirli scrivendo con l’acrilico le frasi che più mi hanno colpito delle loro canzoni, usando la mia grafia a mano libera e sovrapponendo gli strati a seconda della sfumatura».
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