E' arrivato in città lo Stradivari Messia Ecco "Il violino più famoso del mondo" Sarà esposto al Museo del Violino

Colin Harrison sorride: «Il miglior modo per trasportare il violino più famoso del mondo è... la discrezione». Il conservatore dell’Ashmolean Museum di Oxford ha accompagnato personalmente lo Stradivari Messia nel suo viaggio di ritorno verso la città che lo ha visto nascere.
Da giovedì 15 settembre il capolavoro uscito dalla bottega del principe dei liutai nel 1716, celebrerà i suoi 300 anni lasciandosi ammirare per tre mesi nella sala 9 del Museo del Violino. «E’ la prima volta che lascia Oxford dalla seconda Guerra Mondiale - spiega Harrison - e l’Inghilterra da oltre un secolo». Prima era passato dal Piemonte e dalla Francia, a Parigi, dove era stato tanto atteso da guadagnarsi il soprannome di “Messia” («lo si aspetta sempre, e non appare mai»), coniato per una battuta, ma che ha contribuito a generare un’aura leggendaria, quasi mistica attorno a questo straordinario strumento che il commerciante Piemontese Luigi Tarisio continuamente annunciava senza mai svelarlo: «...ma il migliore - ripeteva ad ogni viaggio d’affari oltralpe - non lo avete ancora visto».
Oggi è riconosciuto come il più importante violino al mondo, di valore storico inestimabile (e coperto da assicurazioni per oltre 23 milioni di euro). Sarà per questo che mentre Harrison riemerge dal caveau, accompagnato da un agente della sicurezza, portando la custodia del Messia cala il silenzio. Scortato dalla direttrice del Museo Virginia Villa e da Fausto Cacciatori attraversa le sale dei capolavori. Harrison estrae il Messia con guanti bianchi e si mette in posa per la prima fotografia cremonese dello Stradivari del 1716 che il grande collezionista Cozio, nel 1801, definiva “il mio più bello e grande violino”.
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Da giovedì 15 settembre il capolavoro uscito dalla bottega del principe dei liutai nel 1716, celebrerà i suoi 300 anni lasciandosi ammirare per tre mesi nella sala 9 del Museo del Violino. «E’ la prima volta che lascia Oxford dalla seconda Guerra Mondiale - spiega Harrison - e l’Inghilterra da oltre un secolo». Prima era passato dal Piemonte e dalla Francia, a Parigi, dove era stato tanto atteso da guadagnarsi il soprannome di “Messia” («lo si aspetta sempre, e non appare mai»), coniato per una battuta, ma che ha contribuito a generare un’aura leggendaria, quasi mistica attorno a questo straordinario strumento che il commerciante Piemontese Luigi Tarisio continuamente annunciava senza mai svelarlo: «...ma il migliore - ripeteva ad ogni viaggio d’affari oltralpe - non lo avete ancora visto».
Oggi è riconosciuto come il più importante violino al mondo, di valore storico inestimabile (e coperto da assicurazioni per oltre 23 milioni di euro). Sarà per questo che mentre Harrison riemerge dal caveau, accompagnato da un agente della sicurezza, portando la custodia del Messia cala il silenzio. Scortato dalla direttrice del Museo Virginia Villa e da Fausto Cacciatori attraversa le sale dei capolavori. Harrison estrae il Messia con guanti bianchi e si mette in posa per la prima fotografia cremonese dello Stradivari del 1716 che il grande collezionista Cozio, nel 1801, definiva “il mio più bello e grande violino”.
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