Palazzo Grasselli un ponte fra musica e architettura

L’assessore all’Area Vasta Andrea Virgilio di recente dichiarò: «Un ente non può limitarsi a chiedere risorse per sostenere i suoi contenitori di pregio, un’amministrazione deve prima di tutto costruire un progetto per questi spazi e metterli in relazione alla città». Con questo obiettivo, importante e in linea con il concetto di valorizzazione a suo tempo espresso da Michele Cordaro, direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro fino al 2000, è da tempo al lavoro il suo staff multidisciplinare per dare un futuro credibile e sostenibile a Palazzo Grasselli.
Palazzo Magio Grasselli è sicuramente una delle emergenze architettoniche di Cremona, per la sua posizione privilegiata (al civico 37 di via XX settembre) e per la qualità delle sue linee e dei suoi spazi. È di proprietà del Comune dal 2006, in virtù del lascito della famiglia Grasselli. Fu Ippolito, padre degli eminenti studiosi Giulio e Gian Carlo, a disporre che il palazzo andasse in eredità ad un ente pubblico che avrebbe dovuto utilizzarlo a fini di istruzione. Proprio questa chiara clausola testamentaria è il punto centrale di ogni considerazione possibile sul destino del complesso: qualunque progetto di rifunzionalizzazione deve tener conto dunque di due apparentemente semplici parole chiave, “formazione” e “pubblico”, in continuità con le vocazioni della città e con i più avanzati concetti di partecipazione, coinvolgimento, disponibilità.
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Palazzo Magio Grasselli è sicuramente una delle emergenze architettoniche di Cremona, per la sua posizione privilegiata (al civico 37 di via XX settembre) e per la qualità delle sue linee e dei suoi spazi. È di proprietà del Comune dal 2006, in virtù del lascito della famiglia Grasselli. Fu Ippolito, padre degli eminenti studiosi Giulio e Gian Carlo, a disporre che il palazzo andasse in eredità ad un ente pubblico che avrebbe dovuto utilizzarlo a fini di istruzione. Proprio questa chiara clausola testamentaria è il punto centrale di ogni considerazione possibile sul destino del complesso: qualunque progetto di rifunzionalizzazione deve tener conto dunque di due apparentemente semplici parole chiave, “formazione” e “pubblico”, in continuità con le vocazioni della città e con i più avanzati concetti di partecipazione, coinvolgimento, disponibilità.
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