Il gusto dei designer per la liturgia

I grandi progettisti, per lo più laici e non particolarmente religiosi, sono sempre stati affascinati, soprattutto in tempi moderni, dai particolari significati che il progetto al servizio della preghiera e delle pratiche liturgiche deve necessariamente esplorare, e, credo, soprattutto dalla peculiarità di realizzare un’opera espressiva del proprio tempo ma con la straordinaria capacità di trascenderlo: è probabilmente vero che anche il più agnostico degli artisti vive di una dichiarata tensione, a volte ambizione, verso l’eterno.
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Le vesti sono tra i segni più evidenti con cui si esprimono il decoro di ogni celebrazione e il ruolo dei differenti ministeri, e, fra tutte le vesti, la più interessante è sicuramente la casula, il cui nome deriva, secondo l’interpretazione da tutti accettata di Isidoro di Siviglia, da “piccola casa”. Con questo termine, che è indicativo della foggia del paramento che avvolgeva completamente l’officiante, si intendevano nell’antichità anche la cella del monaco e la cappella nelle campagne. Forse proprio dalla duplicità originaria del significato viene la riflessione più acuta su questo oggetto, quando nella fattispecie lo si considera concettualmente derivante dalle forme architettonica delle chiese: l’essenzialità, al limite spesso di una astrazione spirituale, delle architetture moderne, in cui la dimensione emozionale dello spazio liturgico è spesso determinata non solo dalle linee ma soprattutto dalla complessità delle origini e delle direzioni della luce naturale, in qualche modo richiederebbe una sorta di continuità fra significati architettonici e disegno delle vesti.
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Le vesti sono tra i segni più evidenti con cui si esprimono il decoro di ogni celebrazione e il ruolo dei differenti ministeri, e, fra tutte le vesti, la più interessante è sicuramente la casula, il cui nome deriva, secondo l’interpretazione da tutti accettata di Isidoro di Siviglia, da “piccola casa”. Con questo termine, che è indicativo della foggia del paramento che avvolgeva completamente l’officiante, si intendevano nell’antichità anche la cella del monaco e la cappella nelle campagne. Forse proprio dalla duplicità originaria del significato viene la riflessione più acuta su questo oggetto, quando nella fattispecie lo si considera concettualmente derivante dalle forme architettonica delle chiese: l’essenzialità, al limite spesso di una astrazione spirituale, delle architetture moderne, in cui la dimensione emozionale dello spazio liturgico è spesso determinata non solo dalle linee ma soprattutto dalla complessità delle origini e delle direzioni della luce naturale, in qualche modo richiederebbe una sorta di continuità fra significati architettonici e disegno delle vesti.
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