I mulini del Po Le macine galleggianti alternativa alla siccità

26 AGO 15
Ultimo aggiornamento: 17:4216 MAG 25
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Sui fiumi Po e sull’Oglio, ancora nella prima metà del Novecento, esistevano dei mulini natanti, dei mulini fluviali. La loro presenza era una certezza per la macinazione dei cereali anche in caso di mancanza d’acqua dei mulini tradizionali azionati dalle ruote poste in corrispondenza di salti d’acqua appositamente costruiti per aumentare la forza della stessa. I mulini natanti, infatti, quando cominciava a manifestarsi la scarsità delle acque in certe zone del fiume, potevano spostarsi da una parte all’altra, in altre zone prestabilite, in corrispondenza di acque più profonde e con corrente più adatta. Il mulino galleggiante fu un balzo in avanti nell’economia della trasformazione che portò, se non forse in rarissimi casi di siccità eccezionali, la certezza della molitura dei prodotti, del commercio o dell’acquisizione diretta delle farine e di altre materie prime e, di conseguenza, del commercio delle stesse. Un ulteriore passo da parte dell’uomo che dal pestaggio o dallo sminuzzamento operato a mano con sassi su un basamento di pietra concavo, era passato alla macinatura con l’utilizzo di animali, poi alla ruota verticale azionata dall’acqua e alla creazione dei mulini a vento per arrivare ai mulini natanti. L’energia elettrica, nel secolo scorso sostituì man mano, da noi, tutto questo anche se sopravvivono rari mulini azionati ad acqua che potrebbero essere tuttora funzionanti anche nel cremonese.
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