Moda e architettura, è questione di pelle

La pelle del costruito è uno degli aspetti più controversi e dibattuti nella storia; in verità si deve parlare di due pelli, una esterna, più vista che vissuta, ma che comunque costituisce il paesaggio delle città, e una interna, che detta le suggestioni e le emozioni dell’abitare più intimo.
La doppia pelle degli edifici è il risultato, spesso del tutto scoordinato, di scelte dettate dal gusto, dagli umori del tempo, potremmo dire anche dalla moda. In effetti è un percorso parallelo quello fra architettura e moda, costellato di punti di contatto e di frizioni, di analogie e di sdegnati respingimenti: come può coesistere il pensiero dell’effimero (la moda, appunto) con l’aspirazione all’imperituro del costruire?
Massimiliano Ciammaichella, docente allo IUAV, nel suo scritto “La pelle dell’architettura contemporanea” (ed. Aracne) fotografa l’atteggiamento odierno verso le superfici nell’architettura: l’architettura cambia pelle insieme all’uomo, lo scheletro resta, il lifting avanza. “L’importante è essere belli dentro ma io voglio una casa alla moda”...
La doppia pelle degli edifici è il risultato, spesso del tutto scoordinato, di scelte dettate dal gusto, dagli umori del tempo, potremmo dire anche dalla moda. In effetti è un percorso parallelo quello fra architettura e moda, costellato di punti di contatto e di frizioni, di analogie e di sdegnati respingimenti: come può coesistere il pensiero dell’effimero (la moda, appunto) con l’aspirazione all’imperituro del costruire?
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