Quei ventidue codici miniati, ricordi della biblioteca perduta

25 FEB 14
Ultimo aggiornamento: 16:5116 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di Quei ventidue codici miniati, ricordi della biblioteca perduta
Non sono tantissimi, ma insieme rappresentano uno dei nuclei più interessanti e preziosi di arte miniatoria. I codici della Biblioteca Statale di Cremona sono 22 manoscritti che, prima della loro pubblicazione poco più di vent’anni fa da parte del direttore Goffredo Dotti e dalla studiosa Laura Carlino, erano completamente inediti. Infatti prima di allora non era stata riservata alcuna attenzione ad un aspetto così originale della produzione artistica non solo cremonese dei secoli più antichi.
Quasi tutti i codici, ad eccezione di uno, provengono dalla biblioteca del convento degli Eremitani di Sant’Agostino, soppresso nel 1798, anche se solo nel Quattrocento è documentato un centro di copiatura dei manoscritti. La loro provenienza, dunque, fino a questa data è molto eterogenea, per cui troviamo, ad esempio, un codice napoletano della fine del XII Secolo ed altri quattro, compresi tra la metà del Trecento e la prima metà del secolo successivo, provenienti dal Padovano. Tra i più antichi è un codice miniato del XII Secolo, contenente un commento alle epistole di San Paolo di Aimone di Halberstadt, certamente di origine italiana ed un altro esemplare, di probabile origine spagnola, contenente l’Aviarium di Ugo da Folieto, arricchito da splendide figurine di uccelli. All’inizio del Duecento data un codice lombardo con il Liber interpretationis hebraicorum nominum di San Gerolamo, di fattura estremamente accurata.
Da Napoli proviene un...
PUOI LEGGERE IL SERVIZIO INTEGRALE SU MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 27 FEBBRAIO OPPURE ABBONANDOTI A WWW.MONDOPADANO.IT