Il Fiammingo in soffitta De Longe, affreschi off limits

5 GEN 14
Ultimo aggiornamento: 16:4416 MAG 25
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Il monastero di Santa Monica in via Bissolati venne soppresso nel 1810 per farvi una caserma. Poi nel 1987 la caserma è stata chiusa. Il resto è storia recente: originariamente il complesso era stato destinato
a contenere la sede della facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia. Poi, abbandonato il progetto del parco dei monasteri, la ex caserma Goito doveva divenire la sede dell’Amministrazione Provinciale, ma, in seguito ai provvedimenti di riordino delle Province e la ridefinizione delle competenze delle stesse, l’ente ha ritenuto di portare a compimento solo gli appalti avviati, riservandosi di valutare in futuro il destino del complesso, conferendolo ad un fondo immobiliare, per un valore di 6 milioni e 443 mila euro.
Ma la chiesa di Santa Monica è anche uno scrigno d’arte: conserva, in discreto stato di conservazione, alcuni affreschi della volta attribuiti da Lidia Azzolini alla mano del pittore fiammingo Robert De Longe. Originario di Bruxelles, di ritorno da un viaggio a Roma, il pittore si fermò a Cremona e per circa dodici anni diventò, fra la fine del Seicento e gli inizi del secolo successivo, un vero protagonista della vita artistica della nostra città. Tra i suoi committenti più assidui ci furono senza dubbio gli ordini monastici e fu proprio nella decorazione dei soffitti e delle cupole delle chiese che il De Longe diede libero sfogo alla sua enfasi barocca con ascensioni e glorificazioni che si librano verso spazi celesti infiniti e grandiosi.
Una delle sue opere più significative è proprio il soffitto della chiesa di Santa Monica, preceduto di poco dagli affreschi realizzati nella basilica di San Sigismondo, a cui questi sono stilisticamente affini.L’esuberanza decorativa del pittore fiammingo riempie qui ogni spazio libero, riassumendo in senso barocco le precedenti esperienze artistiche cremonesi, dal Malosso, a Gervasio Gatti e più indietro ancora a Bernardino Gatti, detto il Soiaro, con un ricordo a Pietro da Cortona e al Bernini, conosciuti a Roma.
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