Il lato gotico dell’abbazia

Ci si arriva facilmente in poco più di un’ora di macchina passando per Pavia e salendo di qui verso Milano. La Certosa sorge nel centro abitato che da essa ha derivato il nome, uno dei monumenti insigni dell’arte trecentesca in Italia, un monumento che bisognerebbe visitare in perfetta solitudine per poterne apprezzare tutte le sfaccettature emotive che porta al visitatore.
Allora bisognerebbe andarci in una di quelle giornate di foschia, quando la nebbia sfuma i contorni e attutisce i colori, oppure in una giornata in cui la galaverna posatasi sui tigli e sulle piante d’intorno, oltre a tener lontano il flusso dei turisti, dona a questo eccezionale esempio dell’arte rinascimentale lombarda un’atmosfera da mille una notte. Ma anche nelle giornate in cui la Certosa è affollata visitarle val sempre la pena seguendo qualche piccolo gruppo al seguito di uno dei frati cistercensi che operano anche da guide, sempre documentatissimi nel raccontare le stupefacenti opere d’arte che rendono labile il confine, a volte, tra sentimento religioso e senso del bello.
Alla Certosa di Pavia ha lavorato pure un artista cremonese: Rinaldo De Stauris che qui lavorò intorno al 1464 e del quale poco si sa: probabilmente apparteneva ad una famiglia di intagliatori del legno, gli Stauris ed egli stesso è definito “magister ah intallis”.
Di lui esiste una sola opera firmata, una terracotta che si trova al Museo di Cremona. Oltre a quella gli vengono anche attribuiti i fregi di Casa Podestà,sempre a Cremona.
La Certosa fu voluta, nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, per esaudire un voto della moglie Caterina, come mausoleo di famiglia e perché i secoli parlassero di lui e, a dire il vero, c’è riuscito. Coeva del Duomo di Milano, la Certosa, come la cattedrale, è cresciuta tra alterne vicende, drammatiche e prolungate sospensioni dei lavori sospensioni, riprese esaltanti degli stessi: una vera sfida di ingegneria e di investimenti in un incalcolabile traffico di architetti. Pittori, artisti del legno e del marmo, tra gelosie e colpi di mano.
Oggi, sei secoli dopo l’inizio dei lavori, la Certosa si presenta in un invidiabile stato di conservazione...
Allora bisognerebbe andarci in una di quelle giornate di foschia, quando la nebbia sfuma i contorni e attutisce i colori, oppure in una giornata in cui la galaverna posatasi sui tigli e sulle piante d’intorno, oltre a tener lontano il flusso dei turisti, dona a questo eccezionale esempio dell’arte rinascimentale lombarda un’atmosfera da mille una notte. Ma anche nelle giornate in cui la Certosa è affollata visitarle val sempre la pena seguendo qualche piccolo gruppo al seguito di uno dei frati cistercensi che operano anche da guide, sempre documentatissimi nel raccontare le stupefacenti opere d’arte che rendono labile il confine, a volte, tra sentimento religioso e senso del bello.
Alla Certosa di Pavia ha lavorato pure un artista cremonese: Rinaldo De Stauris che qui lavorò intorno al 1464 e del quale poco si sa: probabilmente apparteneva ad una famiglia di intagliatori del legno, gli Stauris ed egli stesso è definito “magister ah intallis”.
Di lui esiste una sola opera firmata, una terracotta che si trova al Museo di Cremona. Oltre a quella gli vengono anche attribuiti i fregi di Casa Podestà,sempre a Cremona.
La Certosa fu voluta, nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, per esaudire un voto della moglie Caterina, come mausoleo di famiglia e perché i secoli parlassero di lui e, a dire il vero, c’è riuscito. Coeva del Duomo di Milano, la Certosa, come la cattedrale, è cresciuta tra alterne vicende, drammatiche e prolungate sospensioni dei lavori sospensioni, riprese esaltanti degli stessi: una vera sfida di ingegneria e di investimenti in un incalcolabile traffico di architetti. Pittori, artisti del legno e del marmo, tra gelosie e colpi di mano.
Oggi, sei secoli dopo l’inizio dei lavori, la Certosa si presenta in un invidiabile stato di conservazione...
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