San Domenico, lunedì 16 alle 20.45 omaggio a Verdi nel bicentenario Paola Calvetti racconta vita e musica

9 DIC 13
Ultimo aggiornamento: 19:1416 GIU 26
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di San Domenico, lunedì 16 alle 20.45 omaggio a Verdi nel bicentenario Paola Calvetti racconta vita e musica
Unica al mondo nel suo genere, la Casa di Riposo Giuseppe Verdi è considerata l'ultimo capolavoro del Maestro di Busseto, che dedicò a questo progetto gli ultimi due anni della sua vita, prima di morire nel 1901. Il Caffé Letterario di Crema ha deciso di celebrare il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi a modo suo: raccontando quest'ultimo capolavoro. E lo fa attraverso le parole scritte da un'autrice che conosce bene quelle stanze: Paola Calvetti, che presenta il suo libro 'Parlo d'amor con me. Vita e musica tra le mura di casa Verdi' (Mondadori). L'appuntamento è per le 20.45 di lunedì 16 dicembre al teatro San Domenico (ingresso libero). La scrittrice sarà intervistata da Irene Alzani, violoncellista e reduce da un periodo di studio proprio sull'opera di Verdi che l'ha portata alla lettura di documenti originali del maestro. L'accompagnamento musicale è del Coro Marinelli di Crema, guidato dal direttore Mario Marasco e per l'occasione accompagnato al pianoforte da Giulio Oldoni.
La serata è organizzata in collaborazione con la Fondazione San Domenico e l'associazione culturale Circolo Delle Muse di Crema. Anche questa serata eccezionale resa possibile grazie al contributo degli sponsor che sostengono l'attività del sodalizio culturale cittadino: Formazienda, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua, Fondazione Popolare di Crema per il territorio, Banca Cremasca, Fapes di Sergnano, Comitato Soci della Coop di Crema, libreria Il Viaggiatore curioso di Crema e Icas di Crema.
Oggi tra le mura austere e accoglienti di Casa Verdi vivono decine di anziani musicisti, ciascuno con un suo appartamento privato ma che si riuniscono per le occasioni conviviali, dai pasti ai molti concerti estemporanei nei quali rivivono i fasti delle loro carriere e con i quali continuano a coltivare il loro grande amore per la musica.
"Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio": così scriveva Verdi in una lettera. È in questa Casa speciale che Calvetti sceglie di immaginare la vita di Ada, eccentrica cameriera che cova un sogno nel cuore: un personaggio "emarginato" e struggente, come Rigoletto, come Violetta, come tanti altri che Verdi rese immortali nelle sue opere. Muovendosi in punta di piedi, Ada conosce tutti gli ospiti e di tutti 'colleziona' le vite ardenti. Piera, che muove ancora con grazia le mani sul pianoforte, Kimiko, soprano giapponese, Luisa, la famosa Annina che cantò nella 'Traviata' insieme a Maria Callas, Ferro, il violinista gentiluomo che in gioventù spezzò decine di cuori, e gli altri si preparano con trepidazione a una grande festa, e intanto lasciano riaffiorare le proprie passioni non sopite. Come la musica, che non teme il tempo, come l'amore, che può (ri)nascere anche tra le pareti di Casa Verdi...
Calvetti celebra il Maestro e insieme dà vita a un libro intenso e inconsueto, che racconta come l’arte sia inestricabilmente congiunta alla vita e possa renderla degna di essere vissuta. "Con le dita stringevo il bordo della poltrona di velluto rosso e per l’eccitazione non riuscivo nemmeno a sollevare il programma che la Luisa mi aveva regalato. Potevo dirle che conoscevo il libretto riga per riga? Che Violetta per me è una specie di sorella e raccontarle di quando ha cominciato a frullarmi in testa l’amore per l’opera? Potevo confessarle che per me non c’è posto migliore al mondo e che dentro un’opera sono persino contenta di soffrire? Quando il sipario si è alzato, le luci si sono abbassate e si è accesa la musica, alla Luisa ho solo detto: grazie».
Con il consueto stile, vere pennellate di poesia e sentimento, che contraddistingue i suoi romanzi , la scrittirce conduce il lettore tra le stanze di questa originale residenza, ma soprattutto tra le vite inconsuete e spesso dolorose, dei suoi anziani ospiti. Con un finale degno di un'opera teatrale.
Calvetti si riconferma dopoNoi due come un romanzo, Cara Sorella, dopo Olivia, ovvero la lista dei sogni possibili, scrittrice di squisita sensibilità e concretezza insieme. Le sue sono piccole, grandi storie di amore e dolore, in cui l’apparente leggerezza non aspira a mascherare la realtà né ad assolverla; richiede, invece, di essere svelata con pudore, delicatamente. Come il pianto a occhi asciutti di Ada: non l’incomunicabilità dell’angoscia, dell’inquietudine, del male di vivere quotidiano, ma compostezza, purezza, discrezione che trova sfogo nel racconto delle vite degli altri, nel vincolo che ci tiene tutti uniti, abbracciati nella sorte, la grande star e la cameriera a intonare una storia comune, perché: «Si racconta mai qualcosa di diverso dalle proprie storie?»
Paola Calvetti, giornalista, ha lavorato alla redazione milanese del quotidiano «la Repubblica». Dal 1993 al 1997 ha diretto l’Ufficio Stampa del Teatro alla Scala e, in seguito, è stato direttore della Comunicazione del Touring Club Italiano. Oggi scrive per il «Corriere della Sera» e il settimanale «Io Donna» e cura la Posta del cuore del settimanale «TuStyle». E' stata finalista al premio Bancarella con il romanzo d’esordio, L’amore segreto.