Quella spending review disattesa nella Cremona del Cinquecento

3 DIC 13
Ultimo aggiornamento: 16:4116 MAG 25
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Tra la fine del ’500 e l’inizio del ’600 anche Cremona avvertiva i primi segni di quella crisi che, con l’avanzare del secolo, avrebbe pesantemente influenzato la redditività della produzione e dei commerci.
Ad esclusione delle poche grandi famiglie i cui cospicui patrimoni erano inattaccabili, una larga parte della nobiltà medio-piccola e delle agiate famiglie mercantili non aveva tenuto conto di come le eccessive spese avessero non solo assottigliato le rendite ma anche eroso le relative fonti, preludio a una totale rovina. Limitare il consueto dispendioso tenore di vita e l’ostentazione di ricchi acquisti, abbigliamenti ed abitudini lussuose significava per loro non solo perdere una personale gratificazione ma anche rinunciare alle abitudini che, in un mondo che giudicava esclusivamente dall’apparenza, erano ritenute indispensabili al mantenimento di un certo status e costituivano il presupposto per l’ambito passaggio a livelli sociali superiori.
E’ noto che il governo e direttamente lo stesso sovrano, già alla fine del Secolo XVI tentarono di frenare questa incosciente corsa allo sperpero con l’emanazione delle note leggi suntuarie tese ad eliminare gli eccessi sul vestire e sul banchettare, ossia gli esempi più eclatanti di un lusso che, per mantenere un apparente prestigio, causava tracolli finanziari con ricadute a catena anche sul ceto mercantile.
Uno degli intenti di queste leggi, che avevano anche risvolti psicologici, era quello di trasformare in obbedienza la scelta di una certa moderazione nell’uso di ornamenti preziosi e di drappi tessuti d’oro ed argento sia nell’abbigliamento femminile che in quello maschile. Stabilendo il tipo e il numero di ornamenti che dovevano indossare uomini, donne sposate e giovani da marito si pensava di convincere l’opinione pubblica che un abbigliamento relativamente modesto o banchetti meno sontuosi non sarebbero stati considerati indice di decadenza economica, ma bensì un atto di rispetto dovuto alla legge. Per avere un’idea degli eccessi cui era giunta la nobiltà cremonese basta leggere...
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