Un Cenacolo quasi segreto E' nel refettorio di S. Sigismondo Riproposta l'iconografia di Leonardo

Forse per lo straordinario affresco di Tommaso Aleni nel refettorio del convento domenicano di San Sigismondo non vi è termine più appropriato che “nascosto”.
L’Ultima Cena dipinta nel 1508 sulla parete di fondo del refettorio è infatti visitabile solo due giorni all’anno, il primo maggio, solennità di San Sigismondo, e la terza domenica di settembre, anniversario della dedicazione della chiesa. Eppure si tratta di una delle testimonianze più preziose del panorama artistico cremonese dei primi anni del Cinquecento. Soprannominato il Fadino, Tommaso Aleni nacque a Cremona verso la fine del Quattrocento. (…)
Nel cenacolo Tommaso Aleni per la prima volta in Lombardia ripropone la nuova iconografia che Leonardo aveva realizzato per il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano. L’affresco, attribuito una prima volta a Galeazzo Campi poi a Gian Francesco Bembo, documenta le tendenze diffuse nella decorazione che in un primo tempo si svilupparono sulla traccia del Mantegna partendo da Antonio della Corna (autore di un’Ultima Cena per la basilica milanese di San Lorenzo) e poi si precisarono ulteriormente per influsso del Perugino e di Marco Marziale, allievo del Bellini documentato a Cremona all’inizio del Cinquecento.
Ma al di là del significato artistico la Cena dell’Aleni è nota anche perchè, dopo Leonardo, ripropone il tema di San Giovanni raffigurato con tratti del viso decisamente femminili
L’Ultima Cena dipinta nel 1508 sulla parete di fondo del refettorio è infatti visitabile solo due giorni all’anno, il primo maggio, solennità di San Sigismondo, e la terza domenica di settembre, anniversario della dedicazione della chiesa. Eppure si tratta di una delle testimonianze più preziose del panorama artistico cremonese dei primi anni del Cinquecento. Soprannominato il Fadino, Tommaso Aleni nacque a Cremona verso la fine del Quattrocento. (…)
Nel cenacolo Tommaso Aleni per la prima volta in Lombardia ripropone la nuova iconografia che Leonardo aveva realizzato per il Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano. L’affresco, attribuito una prima volta a Galeazzo Campi poi a Gian Francesco Bembo, documenta le tendenze diffuse nella decorazione che in un primo tempo si svilupparono sulla traccia del Mantegna partendo da Antonio della Corna (autore di un’Ultima Cena per la basilica milanese di San Lorenzo) e poi si precisarono ulteriormente per influsso del Perugino e di Marco Marziale, allievo del Bellini documentato a Cremona all’inizio del Cinquecento.
Ma al di là del significato artistico la Cena dell’Aleni è nota anche perchè, dopo Leonardo, ripropone il tema di San Giovanni raffigurato con tratti del viso decisamente femminili
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