Il dono della perfezione: la danza di Tamara tra studio, passione e talento da vendere

27 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 16:2916 MAG 25
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C'è chi, nell’arte in generale e qui nella danza in particolare, s’impegna con tutte le proprie forze, chi si spende al massimo per raggiungere un obiettivo, chi vota la propria vita al sacrificio. E ogni tanto nasce un genio. Un talento puro, dalla capacità d’esecuzione innata, dalla precisione millimetrica, dal respiro perfetto nella frazione di un attimo. È il caso di Tamara Fragale, 23 anni, di Cremona, ballerina e insegnante del progetto PosainOpera Ballet, studi alla Scala e una passione segreta per il neoclassicismo artistico berlinese. Comincia che di anni ne ha cinque, dalle sorelle Paola e Silvia Posa, la prima volta andando con un’amica; la lezione d’esordio non la entusiasma: «Mi sembrava tutto troppo semplice», spiega. Lascia passare qualche tempo prima di tornare. È molto dotata, e viene messa subito alla prova con gli esami dei corsi superiori. Sin da piccola entra a contatto con il metodo Graham, stile che adora, il suo problema è non farla annoiare durante le lezioni e al tempo stesso offrirle tantissimi stimoli. Tanto per capire, partecipa alla lezione con le altre ragazze e subito dopo lei e Paola ne fanno una privata, ogni giorno sino a sera, sino a perdere la nozione del tempo. Fino agli undici anni resta a TeatroDanza, a Cremona, poi inizia a pensare che può puntare anche alla Scala: «La Scala è quello che dicono tutti – continua –, una scuola completa che ti dà tutto quello che ti serve per la carriera di danzatrice».
Qui acquisisce un rapporto speciale con le insegnanti, finendo ad esibirsi addirittura all’Opéra di Parigi. Poi intorno ai 15-16 anni lo stop forzato. Una lussazione al ginocchio le impedisce di fare la cosa più naturale che conosce, danzare: «In quel periodo sono entrata in crisi, ho cominciato a farmi delle domande – svela Tamara –. Alla Scala ballare è bellissimo, ma tutto è standardizzato, le ballerine fanno gli stessi movimenti perfetti. Io per stemperare la tensione, per liberare il mio estro, durante le pause tra una prova e l’altra ballavo moderna. Ricordo di essermi chiesta: qual è la mia strada? Ai giovani che volessero intraprendere questa carriera consiglio di darsi da fare con le audizioni, provare e riprovare, prendere anche lavori che non siano entusiasmanti, perché da ogni cosa che si fa c’è qualcosa da imparare».
Ora la 23 enne cremonese continua a danzare con compagnie milanesi, dove insegna anche a più livelli, e al contempo porta avanti il progetto del PosainOpera Ballet, con entusiasmo e coraggio: «Per me essere qui è come essere a casa – confessa –, ho addirittura le chiavi di TeatroDanza, e spero che possa avere fortuna anche all’estero questa iniziativa. C’è una direzione tecnica con cui ho confidenza e di cui mi fido. Qui sono tranquilla. Io e Paola abbiamo fatto un patto, per cui posso venire a danzare quando voglio. Sfiduciata dall’Italia? Non proprio, ma qui la bravura è poco spendibile, il pubblico è più abituato ad essere intrattenuto che a chiedersi cosa c’è dietro, quindi i ballerini vengono sfruttati e i contratti non premiano: è un circolo vizioso».
Quindi per Tamara potrebbero aprirsi scenari esterofili: «Un sogno nel cassetto è quello di andare in Germania, a Berlino – osserva –. Là la danza è considerata un lavoro; adoro il livello artistico che hanno raggiunto, uno stile neoclassico, una realtà stimolante, coreografi pazzeschi con i quali lavorare. Più che per audizioni punto a trasferirmi qualche tempo là per fare lezioni, un modo migliore per far vedere che cosa si sa fare».
La giovane ballerina cremonese non è spaventata dal fatto di incontrare una realtà così differente dalla propria, conscia che il linguaggio della danza è un linguaggio universale: «Servono forza e coraggio, per prendere in mano quella valigia e partire – conclude –. Sono consapevole del fatto che là sarei sola, ma so anche che uscendo dai binari della classica potrei dare spazio alla mia anima eclettica e diventare un’interprete a tutto tondo, perché lasciare un’emozione allo spettatore è il vero risultato di chi danza».
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