Soncino, in Filanda Meroni dal 30 marzo al 14 aprile "Ghè Pippo, smorsa la lùs...!": incursioni aeree durante la seconda guerra mondiale

19 MAR 13
Ultimo aggiornamento: 15:4816 MAG 25
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Immagine di Soncino, in Filanda Meroni dal 30 marzo al 14 aprile "Ghè Pippo, smorsa la lùs...!": incursioni aeree durante la seconda guerra mondiale
Nei locali della Filanda Meroni, dal 30 marzo al 14 aprile, si terrà la mostra “Ghè Pippo, smorsa la lùs...!”, giunta al quarto appuntamento.
LA MOSTRA – Saranno esposti pannelli recanti fotografie aeree scattate da aerei Alleati sul nostro territorio, fra il 1944 ed il 1945.
Si va dal bombardamento del ponte ferroviario sull'Oglio di Soncino, ripreso letteralmente “sotto le bombe”, a immagini aeree di Cremona, Crema, Pizzighettone, Casalmaggiore, Soresina.
Altri pannelli sono invece dedicati ad episodi accaduti in Provincia nel corso del conflitto:
La caduta di un incursore notturno “Pippo” a Genivolta il 22 agosto 1944, il bombardamento della stazione ferroviaria di Soncino del giorno 1 dicembre 1944, la caduta di un cacciabombardiere americano a Casalbuttano ne gennaio del 1945.
Il tutto, arricchito da modelli in scala che riproducono velivoli precipitati in zona, cimeli, uniformi, frammenti di aeroplani recuperati dal gruppo A.C.Po.
INTRODUZIONE STORIOGRAFICA – Il Centro Culturale “Galmozzi”, la Pro-Loco di Soncino ed il gruppo di ricerca A.C.Po di Soresina organizzano una mostra dedicata alle incursioni aeree che colpirono il territorio cremonese, negli ultimi dieci mesi secondo conflitto mondiale.
L'evento ha il patrocinio dei comuni di Genivolta, Casalbuttano e Soncino.
Non si tratta di un tema scontato: la storiografia italiana ha da sempre trascurato questo aspetto particolare della Seconda Guerra Mondiale ed i bombardamenti aerei rientrano a pieno titolo tra le “amnesie della storia”.
Le ragioni di questo ostracismo vanno ricercate in tutta una serie di fattori:
-La ricostruzione postbellica della memoria collettiva relativa alla guerra, dominata dalla memoria  della Resistenza.
-Il fatto che le incursioni aeree furono operate dagli angloamericani, con i quali l'Italia si schierò sin dall'ottobre del 1943 e che dopo il 1945 furono i principali alleati del Paese.
-L'oggettiva difficoltà nel reperire le fonti documentali, sottoposte a vincoli di segretezza per decenni.
In questo contesto, era inevitabile che la memoria della guerra aerea in Italia finisse in second'ordine, fosse regionalizzata o addirittura individualizzata.
Questo processo di decontestualizzazione ha portato nel tempo a semplificazioni che hanno fatto apparire gli attacchi aerei alla stregua di catastrofi naturali o di aggressioni ingiustificate contro i civili.
Di qui, il vittimismo che  traspariva nei racconti dei testimoni e che non era immune dal ricadere, inconsapevolmente, in schemi abusati dalla propaganda fascista.
Il solo approccio che consenta di affrontare l'analisi storica dei bombardamenti aerei in modo esaustivo è quello capace di presentare le incursioni tenendo conto di tutte le prospettive coinvolte:
-Quella “dal basso”, ossia di chi subì gli attacchi, con tutte le conseguenze in termini di sofferenza, lutti, rovine.
-Quella “ufficiale”, che presenta gli effetti delle incursioni dal punto di vista delle autorità pubbliche dell'epoca.
-Quella “dall'alto”, che racconta le missioni dal punto di vista tecnico-aeronautico.
La mostra di Crema vuole portare un contributo in questa direzione, tentando di ricostruire una tragica e lontana pagina di storia locale, dando voce a tutte le parti coinvolte.
LA PROVINCIA DI CREMONA SOTTO LE BOMBE – Il territorio della nostra provincia, pur periferico e privo di qualsiasi importanza militare, venne attaccato dal cielo per dieci lunghi mesi, tra il giugno del 1944 e l'aprile del 1945.
Cremona, Pizzighettone, Piadena-Canneto, Crema, Casalmaggiore, Robecco-Pontevico, Soncino furono i centri abitati più colpiti dagli attacchi aerei Alleati.
Ricordiamo che nel solo Comune di Cremona si registrarono ben 177 vittime civili,  a causa dei bombardamenti; l'area cittadina di Crema subì una quarantina di incursioni aeree e pagò un prezzo più limitato in termini di vite umane, calcolato in una trentina di persone uccise.
Apparentemente, il nostro territorio venne sottoposto ad un numero spropositato di attacchi aerei.
Le ragioni di tale “accanimento” sono riconducibili a tre filoni principali:
a)La natura stessa della “guerra aerea” sul fronte italiano, che vide nell'applicazione pratica del concetto di interdizione del campo di battaglia, anche e soprattutto alle spalle della linea del fronte,
nelle retrovie del nemico, uno dei suoi paradigmi fondamentali.
b) La posizione geografica, che collocava il territorio provinciale al centro delle rotte aeree che, dalla Sardegna e dalla Corsica, dalla Toscana, dalla Puglia, dalle Marche, gli aerei Alleati seguivano per raggiungere i loro obiettivi posti nella Pianura Padana, lungo l'asse del Poe  la linea del Brennero.
c)La presenza di obiettivi militari, quali i depositi di combustibili di Cremona, il Genio Militare di Pizzighettone e , soprattutto, i ponti ferroviari e stradali sui corsi d'acqua che solcano e delimitano il territorio.
Si spiegano così i ripetuti attacchi aerei contro stazioni, ponti, linee ferroviarie minori, ad incroci stradali, sovrappassi, vie di comunicazione in genere.
La popolazione civile visse le incursioni aeree come una spietata caccia all'uomo, al carro agricolo, all'autovettura, al ciclista che avessero avuto la sventura di farsi sorprendere allo scoperto dagli onnipresenti aeri Alleati.
Le testimonianze documentali rinvenute presso il Fondo Prefettura dell'Archivio di Stato di Cremona sono a questo proposito rivelatrici:
Non ci fu paese, località, frazione che non ebbe a subire spezzonamenti, mitragliamenti, bombardamenti.
In molti casi, la vita di piccole comunità fu segnata dalla perdita di innocenti vittime civili.
Ricordiamo, a titolo puramente esemplificativo, le otto vittime di Genivolta,(13 dicembre '44), le cinque di Motta Baluffi (3 dicembre '44), le tre di Soncino (1 dicembre '44)...
La domanda, tanto semplice quanto terribile che il profano si pone, è:
“Ma gli aviatori Alleati andavano a caccia di biciclette e di passanti, di carri agricoli ed automezzi?”.
Apparentemente, lo stillicidio di incursioni e la dinamica delle azioni di mitragliamento potrebbero indurre a pensare ad un sadico tiro al bersaglio.
Ma, nonostante le apparenze, è oggi possibile affermare con certezza che il vero bersaglio non era la popolazione civile, ma tra la popolazione civile e nel territorio in cui essa viveva, lavorava , si muoveva.
È da questa contiguità che derivarono le tante vittime innocenti delle incursioni aeree.
Certamente, non mancarono casi isolati di crudeltà gratuita da parte di qualche pilota ma nella stragrande maggioranza dei casi, le sofferenze dei civili furono da imputarsi ad errori di valutazione, maltempo e conseguente scarsa visibilità, limitazioni tecniche di aerei e congegni di puntamento.
A riprova della buona fede degli aviatori Alleati, valga l'esempio di Pizzighettone, località che subì oltre  sessanta incursioni aeree che provocarono in tutto “solamente” tredici vittime civili.
Come detto, era la stessa “natura” della guerra aerea ad esigere un tributo di sangue tra la popolazione civile.
L'80% delle incursioni aeree che interessarono il nostro territorio, furono effettuate da reparti americani di cacciabombardieri.
Si trattava di missioni che seguivano un copione prefissato:
-In un primo momento, il volo in formazione (di solito, quattro / otto aerei) verso il bersaglio principale: solitamente un ponte, una stazione, un incrocio, ma anche obiettivi più specifici quali un convoglio di vagono merci parcheggiato su un binario morto della linea Cremona-Brescia, la piattaforma girevole della linea secondaria  Soresina-Soncino, una gru del Genio Militare tedesco parcheggiata sotto un cavalcavia a Robecco, tanto per fare degli esempi concreti.
-Poi, l'attacco al bersaglio con l'impiego di bombe e razzi.
-Quindi la ricerca, su un'area prestabilita di centinaia di chilometri quadrati, di “targets of opportunity” ossia di obiettivi occasionali da attaccare con le mitragliatrici di bordo.
La formazione si divideva in coppie di velivoli che attaccavano a volo radente qualsiasi cosa si muovesse lungo le strade e le linee ferroviarie.
Furono proprio missioni di questo tipo a portare l'offesa aerea negli angoli più sperduti del nostro territorio, a provocare un elevato numero di vittime e a suscitare il “terrore aereo” tra la popolazione civile.
IL GRUPPO A.C.PO – Nato nella primavera del 2007, il gruppo di ricerca Air Crash Po (sito internet  www.acpo.it) ha sede a Soresina ed è composto da Stefano Daniele Merli, Luca Merli, Diego Vezzoli, Matteo Annoni, Daniele Pallai,  Alessandro Dondoli, Agostino Alberti, Marco Danelli.
Obiettivo del gruppo è l'analisi storica delle vicende legate alla guerra aerea sulla Lombardia centrale (Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Lodi, Pavia) e sull'Emilia occidentale (Parma e Piacenza) con particolare riferimento a due aspetti:
a) La ricostruzione storica degli attacchi aerei operati dalla forze aeree Alleate
b)La ricostruzione delle vicende legate agli aeroplani precipitati sul territorio per cause belliche
Il lavoro di ricerca è coordinato dall'Archivio di Stato di Cremona, che ha messo a disposizione documentazione relativa alle incursioni aeree, e si basa sull'analisi di rapporti ufficiali, documenti e testi di provenienza statunitense (NARA College Park; AFHRA Maxwell), britannica (TNA Kew Garden), tedesca (BundesArchiv Koblenz), francese (SHAA Vincennnes).
Importantissimo, il  contributo della Direttrice dell'Archivio stesso, Dott.ssa Angela Bellardi Cotella, del Prof. Luciano Roncai e del Sig. Gianluigi Boldori del D.L.F. Cremona.
Indispensabile, quello dei ricercatori statunitensi Barbara Connolly, John Fitzgerald, Karen Needles.
Particolare importanza viene riservata alle testimonianze rilasciate dalle persone anziane incontrate ed intervistate nell'arco delle ricerche ed ai contatti con i Veterani delle aviazioni Alleate,  proprio al fine di garantire allo studio una prospettiva a 360 gradi.
In questa ottica si inseriscono i contributi di Stan Hart, Benjamin Rosman, Hugh Dow, Jim Young, Paul Walsh, Ray Garcia, Charles Dills, Arnol Sellars e degli ormai scomparsi Bill Tatham, Leecroy Clifton, Sid Howard, tutti piloti di Thunderbolt e di Spitfire che volarono e combatterono sul nostro territorio.