L'arte racconta “La dignità di essere uomini” in mostra le opere-ricamo di Barbara Martini da sabato 23 marzo al San Domenico di Crema

“La dignità di essere uomini” raccontata attraverso l'arte. E' il progetto di Barbara Martini, artista protagonista della prossima mostra ospitata al San Domenico, che sarà inaugurata sabato 23 marzo alle ore 17.
Barbara si concentra sulle inquietudini dell’uomo di oggi: il linguaggio che utilizza, sia per il lavoro su tela che per l’installazione, affonda le radici nell’antica arte femminile della tessitura.
La pittura cede il passo al paziente ricamo di fili rossi che compongono uomini, donne, bambini, anziani, immersi in campiture dai colori neutri, polverosi e pastello. Le figure sono sospese in un luogo indefinito, senza elementi di riferimento, ritratte in un momento qualunque della loro storia. L’istante qualunque fermato in un luogo che è ovunque racconta in modo struggente la condizione della solitudine, il senso della vita che sfuma via con il destino, senza lasciare la possibilità di costruire attorno a sé un mondo solido e vero di relazioni.
La tela pittorica diventa stoffa cucita dalla perizia di un’Aracne postmoderna e ad essa risponde l’altra sezione del lavoro presentato in mostra: l’installazione e il video. Qui il tema della tessitura si sviluppa nell’inganno visivo dei cuscini scolpiti e ricamati nel piombo. L’artista invita simbolicamente a scegliere la seduta che più si addice al sentire di ciascuno.
Ogni individuo, infatti, ambisce a trovare «il proprio posto nel mondo», a dare un senso all’esistenza, a realizzarsi senza snaturarsi. Tuttavia, la società contemporanea, con la sua frenesia, i suoi falsi miti, ci allontana sempre di più da noi stessi, e la possibilità di raggiungere una condizione di reale serenità diviene illusoria.
Barbara si concentra sulle inquietudini dell’uomo di oggi: il linguaggio che utilizza, sia per il lavoro su tela che per l’installazione, affonda le radici nell’antica arte femminile della tessitura.
La pittura cede il passo al paziente ricamo di fili rossi che compongono uomini, donne, bambini, anziani, immersi in campiture dai colori neutri, polverosi e pastello. Le figure sono sospese in un luogo indefinito, senza elementi di riferimento, ritratte in un momento qualunque della loro storia. L’istante qualunque fermato in un luogo che è ovunque racconta in modo struggente la condizione della solitudine, il senso della vita che sfuma via con il destino, senza lasciare la possibilità di costruire attorno a sé un mondo solido e vero di relazioni.
La tela pittorica diventa stoffa cucita dalla perizia di un’Aracne postmoderna e ad essa risponde l’altra sezione del lavoro presentato in mostra: l’installazione e il video. Qui il tema della tessitura si sviluppa nell’inganno visivo dei cuscini scolpiti e ricamati nel piombo. L’artista invita simbolicamente a scegliere la seduta che più si addice al sentire di ciascuno.
Ogni individuo, infatti, ambisce a trovare «il proprio posto nel mondo», a dare un senso all’esistenza, a realizzarsi senza snaturarsi. Tuttavia, la società contemporanea, con la sua frenesia, i suoi falsi miti, ci allontana sempre di più da noi stessi, e la possibilità di raggiungere una condizione di reale serenità diviene illusoria.