Tra amici sul fiume la tradizione rivive

Proprio da una sana e romantica nostalgia scaturisce l’iniziativa del “Molo 53”. In tanti è ancora vivissimo il ricordo del baracchino sotto il ponte di Po. Col sottofondo dello sferragliare di qualche convoglio Ugo Berti e la moglie Wilma servivano solide caraffine di sauvignon accompagnate da piattini di wurstel con la senape, o le granite di ghiaccio tritato al momento, o per gli affamati ricchissime conse. Quello spazio era un appuntamento fisso, il necessario dopo barca o la sosta di chi passeggiava sul lungo fiume: in realtà era il momento d’incontro della temporanea popolazione rivierasca, uno dei cenacoli in cui la cultura e l’amore per il fiume diventavano narrazione comune, storia popolare. Mezzo secolo è trascorso, ed è ovvio dire che di acqua sotto i ponti ne è passata tanta: e non senza danni e qualche spavento. Ad ogni piena il manufatto veniva sommerso, ma non era un dramma, era nell’ordine naturale delle cose, una specie di tassa da pagare per quella posizione incredibilmente privilegiata; qualche imprecazione più rassegnata che rabbiosa durante le opere di pulizia e ripristino, e la vita riprendeva il suo corso.
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