Che ci faceva, non annunciato, John Elkann al Corriere? Si lamentava di come lo trattano

Il signore di Exor e di Gedi si è presentato nella sede del quotidiano, con piglio d’offeso, per lamentarsi dei modi (aggressivi, poco urbani?) con cui il giornale milanese starebbe mal trattando lui e tutta la famiglia Elkann-Agnelli
24 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 00:1310 MAG 26
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Ansa

Nelle commedie della Belle Époque a un certo punto entrava inevitabilmente in scena un maggiordomo in guanti bianchi e piattino d’argento col biglietto da visita di un inatteso ma importante personaggio. Il ricevente, per solito in sospetto di corna o debitore insolvente, si trincerava in poltrona con un tremulo “fate passare!”. Nella quasi coeva, silenziosa e ben sorvegliata Via Solferino, a Milano, guanti bianchi e biglietti da visita non s’usano più.
Così da un’auto fumé, o camminando lesto tra le polveri sottili, non è dato appurare, lunedì mattina un diafano giovin signore ha bussato, senza invito e senza essersi annunciato, alla porta del direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana. Che sorpreso come un personaggio di Feydeau ha detto: fate passare, impreparato alla più bizzarra delle sorprese. A varcare la soglia era John Elkann, Jaki per gli intimi e i rotocalchi, il signore di Exor e di Gedi. Veniva a lamentarsi, di persona e con piglio d’offeso, per i modi (aggressivi, poco urbani?) con cui Via Solferino starebbe (mal) trattando lui e tutta la famiglia Elkann-Agnelli variamente intrecciata. Cattiverie, pettegolezzi, attacchi in sospetto di sistema che chissà cosa nascondono. Pacato e di lungo corso, abituato ai cdr di Solferino quando ancora contavano qualcosa, alle bizze tra editori di sindacato e alla frenesia di quello presente e unico, Fontana ha ostentato calma.
Caro signore, è un onore riceverla, seppure sia planato come un drone. Ma davvero, tra eredità di mamma, progetti di Stellantis e litigate con Calenda, la mia squadra sta facendo solo cronaca. Bella cronaca, devo dire. Chissà se si è salvato dal colpo dell’offeso, come il duellante di Puskin dietro al famoso bottone, o se il visitatore s’è ritenuto soddisfatto. Ma che strano il nervosismo di un uomo potente e nel pieno dei suoi molti poteri, che evidentemente si sente così accerchiato, o non protetto, o sotto attacco da perdere le staffe con il giornale della concorrenza. Di lui si dice che con strategia si tenga stretto il controllo sui media, perché qualcosa i giornali contano ancora. Invece eccolo lì, irritato come un giovin signore che ha scoperto uno schizzo di fango sulle ghette.