I vescovi scozzesi: il no alle Messe fino al 23 luglio è ingiustificato

26 GIU 20
Ultimo aggiornamento: 09:5118 GIU 26
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La Cattedrale di Nostra Signora dell'Assunzione, a Edimburgo (Scozia)

Una lunga e complicata preparazione che, alla fine, non ha portato a nulla. Anche in Scozia, come già capitato in Inghilterra, il governo ha chiesto ai vescovi di prepararsi per la ripresa delle Messe pubbliche decidendo poi, all’ultimo momento, di dire no. Delusione e perplessità vengono espresse in un comunicato dalla Conferenza episcopale scozzese. «La decisione del governo di rimandare al 23 luglio il permesso per gli edifici di culto di aprire a liturgie di comunità permettendo, al tempo stesso, a pubs, ristoranti e cinema di riaprire il 15 luglio ci lascia insoddisfatti e pieni di dubbi», si legge nel comunicato.
«Dall’inizio del lockdown la Chiesa cattolica ha collaborato con il governo», aggiungono i vescovi. «Oltre tre settimane fa abbiamo anche presentato protocolli precisi per la ripresa graduale delle funzioni senza sentire alcuna obiezione. La riapertura delle chiese per le preghiere individuali, a partire da lunedi 22 giugno, ci ha consentito di mettere a punto tutte le procedure necessarie per garantire la sicurezza pubblica. Per tutti questi motivi ritardare ulteriormente la ripresa delle Messe appare una decisione non giustificata. La Conferenza episcopale comunicherà questo punto di vista al governo scozzese il più presto possibile».