Chiesa
Oratori •
Le diocesi non si tirano indietro sui centri estivi
9 GIU 20
Ultimo aggiornamento: 04:0621 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana

Siciliani |
Si avvicina la data del 15 giugno, quando oratori, parrocchie e associazioni potranno far partire i centri estivi e le attività rivolte ai più piccoli. Per le famiglie sarà un piccolo laboratorio di normalità, potendo affidare finalmente i loro figli a qualcuno che non appartiene al nucleo domestico. La sfida più grande per gli organizzatori è rappresentata dalle regole stringenti imposte dai protocolli di sicurezza. Le linee guida nazionali e regionali prevedono lo svolgimento delle attività in piccoli gruppi ma anche l’igienizzazione degli ambienti, la misurazione della temperatura all’ingresso, la formazione mirata dei volontari sul tema dei rischi connessi alla diffusione del coronavirus. Senza contare tutte le attività previe, con la richiesta di sottoporre il progetto al Comune e alle autorità sanitarie locali per l’approvazione.
Anche se le iniziative estive tradizionali non potranno essere organizzate, la comunità cristiana ha dimostrato non volersi arrendere davanti agli ostacoli tecnici e burocratici, scegliendo con coraggio di aprire ai ragazzi e di accompagnare così le famiglie in questo periodo. Nello spirito della “rete” molti hanno deciso di collaborare con istituzioni, enti e associazioni sul territorio. Chi parte, però, può di cerco contare anche sulla principale rete di sostegno che da sempre lega le comunità cristiane: le diocesi che, come raccontiamo in questa pagina, hanno deciso di sostenere chi vuole rimanere accanto ai più piccoli e alle loro famiglie.
Anche se le iniziative estive tradizionali non potranno essere organizzate, la comunità cristiana ha dimostrato non volersi arrendere davanti agli ostacoli tecnici e burocratici, scegliendo con coraggio di aprire ai ragazzi e di accompagnare così le famiglie in questo periodo. Nello spirito della “rete” molti hanno deciso di collaborare con istituzioni, enti e associazioni sul territorio. Chi parte, però, può di cerco contare anche sulla principale rete di sostegno che da sempre lega le comunità cristiane: le diocesi che, come raccontiamo in questa pagina, hanno deciso di sostenere chi vuole rimanere accanto ai più piccoli e alle loro famiglie.
Napoli, Federico il "don" centralinista: «Rispondo ai dubbi dei parroci»
Il telefono di don Federico Battaglia, direttore dell’Ufficio di pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Napoli, non tace un attimo. «Sono diventato un call center per i parroci: da quando è partita l’autorizzazione dell’arcivescovo ad allestire i centri estivi, il mio telefono non smette di squillare». I dubbi sono tanti, ma «i sacerdoti temono di più il virus della camorra che il Covid». Don Federico spiega infatti che da più parti «si sono interrogati sulla necessità di organizzare gli oratori per evitare che i ragazzi stiano in strada». E il suo compito è stato assisterli nella riapertura. «Da Scampia a Forcella – spiega –, da Portici al centro città, la domanda più frequente è quella sulla "responsabilità", cioè cosa accade se dovesse scoppiare un caso di Covid all’interno della struttura e come fronteggiarlo. In pratica trascorro la giornata a rassicurare, spiegare, chiarire».
In diocesi, perciò, l’ufficio di pastorale giovanile, d’intesa con il cardinale Crescenzio Sepe e il Servizio per il Coordinamento degli oratori diretto da don Salvatore Accardo, ha stilato un vademecum. «Dopo l’incontro con l’arcivescovo e con i referenti della pastorale giovanile abbiamo capito – prosegue don Federico – che le domande erano tante: per essere più chiari le abbiamo raggruppate in un prontuario condiviso con i parroci». Dove si ribadisce quali sono gli adempimenti e quali le informazioni da fornire al Comune. «Per la nostra regione – prosegue – siamo riusciti a inserire il termine "personale volontario" per gli animatori, in modo da prevedere la presenza di ragazzi di età pari o superiore ai 15 anni, purché ne venga garantita la supervisione da parte del responsabile del centro». In più basta l’autodichiarazione dello stato di salute senza avere l’obbligo del certificato medico. «Anche su questo tema la mia linea è stata rovente», confessa sorridendo don Federico. «Ora bisogna solo riaprire con responsabilità». (di Rosanna Borzillo)

