«In cammino per suscitare un sussulto delle coscienze»

1 GEN 18
Ultimo aggiornamento: 20:3520 MAG 25
Tradotto con IA
Versione italiana
Immagine di «In cammino per suscitare un sussulto delle coscienze»
Mai, arrendersi, mai. Mai, di fronte alla tentazione di ritenere inevitabili le armi e la guerra. Mai, di fronte all’assopimento delle coscienze. Domenica sera il presidente di Pax Christi, l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura- Gravina-Acquaviva delle Fonti, è stato costretto a un altro genere di “resa” e non è riuscito a partecipare alla Marcia per la pace da Calusco d’Adda a Sotto il Monte. Un “infortunio” alla gamba, non grave ma doloroso, dopo alcune notti in bianco lo ha costretto alla resa, con un dispiacere pari a quello del capitano della squadra costretto a dare forfeit a una manciata di ore dal derby, dopo aver stretto i denti invano. Così ha salutato gli amici di Pax Christi, i vescovi di Bergamo Francesco Beschi e l’emerito di Ivrea Luigi Bettazzi («Emerito non mi piace, di solito è associato a sostantivi poco simpatici»), a cui l’età non ha tolto la battuta fulminea: «Io alla Marcia di oggi non ci sarò, purtroppo, e neanche a tutte le prossime 50; ma tu, don Luigi, ci sarai…». «Non posso dire, non ho con me l’agenda».
Qual è stato il messaggio della Marcia del cinquantenario?
Vorrei ricordare innanzitutto il titolo del convegno che ha preceduto la Marcia: «Alienum est a ratione», una frase della Pacem in terris67, che completa suona così: «È pura follia che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia».
Un appello alla ragione, dunque. Eppure sono in tantissimi a ritenere ragionevole, utile, inevitabile tale follia. E perfino a desiderarla…
Noi siamo venuti qui per cercare di suscitare un sussulto delle coscienze. Sono convinto che, in realtà, i popoli non vogliano affatto la guerra. Ma la loro voce non giunge dove dovrebbe giun- gere, a chi dalla guerra ricava profitti. E allora le coscienze vanno scosse, per tornare a interrogarci sulla non ragionevolezza di quella che ad alcuni appare la soluzione più sbrigativa: gli eserciti, le armi, la violenza. Scuotere le coscienze di tutti, a cominciare dalla gente comune, non solo i governi o i vertici finanziari, ossia i “poteri forti”. La gente comune è la prima vittima di una informazione orientata da quei poteri. Abbiamo bisogno di controinformazione!
Coscienza critica, dunque. Lei sa che neppure il mondo cattolico è compatto sul modo in cui considerare armi e guerra?
Quando dico scuotete tutte le coscienze, intendo anche e soprattutto la coscienza ecclesiale. Dobbiamo ascoltare san Giovanni XXIII, sotto la cui intercessione ci siamo riuniti; e papa Francesco, che nella consapevolezza di essere il successore di Pietro, chiamato a guidare la Chiesa, vede e ci spiega che armi, violenza e guerra generano soltanto ingiustizie, flussi migratori, muri e filo spinato… Vede e ci ripete che tutto ciò non è Vangelo. Il Vangelo è dove la dignità della persona è promossa, non vilipesa. E la Buona Notizia è che Dio ama questa umanità, e l’unica strada è la fraternità, nel senso più ampio. Avremmo bisogno di più “gambe” per far viaggiare questo messaggio.
C’è un problema di scarsa ed errata informazione?
Certo. I laici, con le loro aggregazioni e noi vescovi non dovremmo perdere occasione per ripeterlo, contestando un certo modo di pensare e di agire. Alcune testate giornalistiche si mostrano sensibili, ma il coro canta tutt’altra canzone.
Sotto il Monte, dove è nato Roncalli, recente patrono dell’Esercito. Una decisione che Pax Christi non ha digerito e non ha mancato di dirlo. Sempre della stessa idea?
Sotto il Monte è stato un punto di arrivo provvidenziale, perché la Marcia inizialmente era prevista altrove. Certo che parliamo, e parleremo. Quella decisione improvvisa, perché non ne sapevamo niente, è stata accolta da un velo di silenzio che io considero un 'non assenso'. Mi sono domandato e continuo a domandarmi: che cosa c’entra san Giovanni XXIII con l’Esercito?