«Non ci sono alibi, riconciliarsi con l'ambiente è questione di democrazia»

18 LUG 25
Ultimo aggiornamento: 10:5017 SET 25
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Ansa | Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, davanti al monumento commemorativo delle vittime in Val di Stava

Ha usato parole forti oggi il capo dello Stato, Sergio Mattarella, durante le commemorazioni per la strage in Val di Stava. Il 19 luglio 1985 morirono 268 persone, tra cui decine di bambini e adolescenti. Sono state 71 le salme mai identificate, che riposano in questo cimitero.Tre gli alberghi - sede di vacanze serene - che vennero travolti in quella strage, tra essi quello delle Acli milanesi, 53 le case, 6 le fabbriche.
«Qui, a provocare la strage, è stata una calamità non di natura, causata artificialmente dall’uomo - ha ricordato nel suo discorso pronunciato a Tesero il presidente della Repubblica -. Qui vi sono state responsabilità delle imprese coinvolte, incuria, mancata vigilanza delle autorità nella gestione del progetto minerario. In una parola, a determinarla fu l’indifferenza al pericolo per le persone».
Il monito per l'oggi è conseguente. «Ciò che non si deve fare è, comunque, chiudere questo scempio dentro una parentesi. Sigillarla nel suo orrore per archiviarla, senza misurarci con il presente. Non vi sono alibi».
Secondo Mattarella, «riconciliarsi con l’ambiente è una questione che riguarda anche la coesione sociale, che riguarda anche la democrazia. La prospettiva dello sviluppo sostenibile è stata una conquista conseguita a caro prezzo. Una conquista della quale, a volte, sembra che taluni vogliano liberarsi, quasi fosse un fastidio anziché un investimento sul futuro».