«La brutalità ha una forma reale»

23 APR 25
Ultimo aggiornamento: 18:34 | 16 MAG 25
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Il 25 aprile è ancora oggi una data da ricordare, da imprimere nella memoria. Anche per i più giovani. Nonostante per loro la Seconda Guerra Mondiale sia ormai un tempo lontanissimo, a 80 anni dalla Liberazione, ancora forte è la percezione di quanto sia importante parlarne. Ne è convinta Francesca Milanesi, studentessa della classe 4 A del liceo Classico Manin, reduce dal Viaggio della Memoria, che l’ha portata a visitare, con i suoi compagni di scuola, i campi di concentramento di Mauthausen e Gusen.
«È stato un viaggio molto intenso, un’esperienza forte che consiglio a tutti, giovani e adulti, di fare almeno una volta nella vita. Mi ha permesso di dare una forma a tutte le cose che nei mesi precedenti abbiamo studiato e approfondito a scuola, e a tutti i progetti che abbiamo fatto sul tema. È stato impressionante rendersi conto di come una cosa del genere sia accaduta realmente. Il campo di Mauthausen è un luogo che parla da solo. Non appena vi ho messo piede, mi ha colpito il silenzio che ti avvolge. Ho provato una sensazione strana. E’ stata un’esperienza di grande impatto emotivo».
In che modo un giovane di oggi riesce a leggere questa pagina della storia?
«Leggendone e studiandolo a scuola sembra qualcosa di lontanissimo da noi. Sembra difficile credere che delle persone abbiano vissuto sulla propria pelle una simile brutalità. Tuttavia, recarsi in quei luoghi ti fa sentire come un campanello d’allarme. Ti rendi conto che la situazione che stiamo vivendo nel mondo, con le guerre e l’instabilità politica, ci deve far riflettere sul fatto che cose del genere potrebbero accadere ancora»...
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