Da Grumello, caduti per la libertà

Riposano vicini nel cimitero di Grumello, nelle rispettive tombe di famiglia sul viale d’ingresso, i patrioti Angelo Dognini e Alessandro Ravizza. Uniti dall’anno di nascita, 1923, come dall’anno di morte (avvenuta però a chilometri di distanza), 1944, erano entrambi renitenti alla leva e avevano scelto di combattere contro il regime nazifascista.
Dognini faceva parte della brigata Matteotti e si nascondeva, con il milanese Giovanni Fassolo, di giorno nelle aree boschive fra Crotta e Pizzighettone di notte all’interno delle cascine della zona. Dovendo recuperare armi per i partigiani, il 12 novembre del 1944 i due pensarono di disarmare, lasciandolo poi libero di andarli a denunciare, Celestino Colombani, un guardiafili addetto alla vigilanza degli impianti telefonici lungo un tratto della linea ferroviaria Cremona – Pizzighettone. Il Colombani, in virtù della sua mansione, esercitava i poteri che spettano alla polizia ausiliaria e perciò era autorizzato da un foglio di legittimazione a portare un’arma da caccia.
Il 13 novembre la pattuglia di una Brigata Nera procedette a Grumello al fermo del padre di Dognini, Arturo, e dello zio Mario Masseroli, rei di non aver voluto comunicare dove Angelo si nascondesse. Il giovane, tre giorni dopo si costituì alla Caserma Pagliari di Cremona affinché il genitore e lo zio fossero liberati. Il 17 novembre Dognini fu portato con Fassolo, che era stato catturato dalla Brigata Nera di Crotta d’Adda durante un rastrellamento, ai bordi del bosco Milanesi in località Tencara, dove i due furono fucilati dalla stessa Brigata al comando del grumellese Francesco Sangalli...
Dognini faceva parte della brigata Matteotti e si nascondeva, con il milanese Giovanni Fassolo, di giorno nelle aree boschive fra Crotta e Pizzighettone di notte all’interno delle cascine della zona. Dovendo recuperare armi per i partigiani, il 12 novembre del 1944 i due pensarono di disarmare, lasciandolo poi libero di andarli a denunciare, Celestino Colombani, un guardiafili addetto alla vigilanza degli impianti telefonici lungo un tratto della linea ferroviaria Cremona – Pizzighettone. Il Colombani, in virtù della sua mansione, esercitava i poteri che spettano alla polizia ausiliaria e perciò era autorizzato da un foglio di legittimazione a portare un’arma da caccia.
Il 13 novembre la pattuglia di una Brigata Nera procedette a Grumello al fermo del padre di Dognini, Arturo, e dello zio Mario Masseroli, rei di non aver voluto comunicare dove Angelo si nascondesse. Il giovane, tre giorni dopo si costituì alla Caserma Pagliari di Cremona affinché il genitore e lo zio fossero liberati. Il 17 novembre Dognini fu portato con Fassolo, che era stato catturato dalla Brigata Nera di Crotta d’Adda durante un rastrellamento, ai bordi del bosco Milanesi in località Tencara, dove i due furono fucilati dalla stessa Brigata al comando del grumellese Francesco Sangalli...
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