«Gente affascinante»

3 APR 25
Ultimo aggiornamento: 18:34 | 16 MAG 25
Immagine di «Gente affascinante»
Sono milanese, ho studiato a Pavia per il corso di laurea e la specializzazione. A Cremona c’ero stata una volta, quando ero molto giovane, per vedere le protesi di spalla fatte dal dottor Budassi. Per dire, la mia ultima figlia che oggi ha 27 anni, non era ancora nata. Ho lavorato per 25 anni a Pavia e per 4 a Lodi e quando ho visto il bando di concorso, mi sono presentata. Sono arrivata qua il 1° settembre del 2019. In quel periodo eravamo, me compresa, 4 medici per 28 posti letto, per cui il mio primo acquisto a Cremona è stato un materasso gonfiabile da portare in ospedale…». Erika Viola, 58 anni, primario del reparto di Ortopedia, ricorda così, con tocco di ironia, il suo impatto con la città. «Eravamo pochissimi  – continua – per cui il primo mese ho fatto: casa e bottega. Poi ho cercato una casa in affitto. Ne ho una a Pavia e un’altra a Milano, ma non era umanamente sostenibile, aggiungere al turno anche un’ora e un quarto di viaggio in auto. Ho trovato l’abitazione a Malagnino, vicino alla chiesa di San Giacomo. Appena in tempo perché, allora non lo sapevamo, ma stava per arrivare il Covid…».
Dunque: come affrontare la pandemia in una città sconosciuta…
«E in quel momento, ho cominciato a conoscere i Cremonesi. L’ospedale ha ingaggiato 2 nuovi medici, meno male e ho cominciato a confrontarmi con i colleghi: come vivi con i vicini? C’erano dei colleghi che non avevano alcun rapporto con i vicini di casa mentre io potevo raccontare di arrivare a casa, la sera alle 10 e trovarmi una spremuta di arancia vicino alla porta. Rispetto alla paura “oddio, un medico, può contagiarmi”, il messaggio che mi arrivava la sera era: “bentornata dottoressa, grazie di lavorare per noi”. Quindi mi sono affezionata prima di tutto al posto, alla mia casa, poi pian piano anche ai Cremonesi che sono persone da conoscere, ma spesso sono affascinanti. C’è l’agricoltore, l’industriale, l’operaio, l’artista, il musicista e ci sono anche i braccianti indiani che io adoro perché hanno un’educazione rara. Sono sempre rimasta nella stessa abitazione, sono cambiati i vicini, la chiesa è sempre là e la domenica mattina sento canti gospel. Li sentivo più prima, però. Mi sono convinta che sia una chiesa che ospita religioni diverse. Ecco, da questo si capisce come non la frequenti molto…»...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 10 APRILE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT