Ancorati a economia e politica

20 MAR 25
Ultimo aggiornamento: 18:33 | 16 MAG 25
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Una Romania ancora impegnata nella campagna elettorale per le presidenziali è divenuta un osservatorio del tutto particolare da cui guardare l’Europa.
Il dibattito interno si è subito acceso dopo l’esclusione dalla corsa del candidato Calin Georgescu: benché fosse arrivato in testa al primo turno, quel voto è stato annullato per presunte ingerenze straniere ed il suo ricorso alla Corte Costituzionale è stato respinto.
C’è chi in tutto questo bailamme ha messo in discussione il fatto che non solo in Romania, ma nella stessa Europa viga effettivamente la democrazia. Anche George Simion, vicepresidente dei Conservatori e Riformisti europei, chiamato a prendere il posto di Georgescu quale nuovo candidato, ha dichiarato: «I romeni non sono contro l’Europa, sono contro la pseudo-élite di burocrati, che impone utopie distruttive, soffocando le nazioni».
Poiché a Cremona, secondo l’Annuario statistico del Comune, romeno è il 39% degli stranieri residenti in città e rappresenta dunque la comunità più numerosa, val la pena sapere come veda esattamente l’Europa. Ne parliamo con il dottor Robert Liviu Catalin Raducescu: è laureato in Economia del Turismo, Commercio e Servizi, fa l’imprenditore, è presidente dell’associazione socioculturale e sportiva “Romania-Lombardia”, nonché coordinatore nazionale del Gruppo Associativo Romeno in Italia per il Progetto legislativo “Centri Comunitari per i romeni all’estero”.
Dottore, definire una farsa la democrazia in Europa è, secondo Lei, un giudizio eccessivo o ha dei fondamenti?
«L’esclusione della candidatura di Calin Georgescu ha sicuramente alimentato un dibattito sulla democrazia in Europa, ma definirla una “farsa” è una valutazione estrema. La democrazia europea, includendo quella romena, pur con le sue contraddizioni, si fonda su principi di rappresentanza e sullo Stato di diritto.
Certo, eventi come questo evidenziano criticità nei meccanismi di selezione e nelle norme di accesso alle candidature, che talvolta possono apparire restrittive o politicamente influenzate. Il rischio è che il cittadino percepisca un sistema più burocratico che realmente partecipativo. Più che parlare di una farsa, si dovrebbe discutere di come rendere le istituzioni europee più trasparenti e accessibili, evitando che certe decisioni alimentino sfiducia e polarizzazione». ...
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