Una nuova era: le lezioni d’amore di san Francesco

13 MAR 25
Ultimo aggiornamento: 20:3316 MAG 25
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Si racconta che, durante il conclave, il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, amico di Bergoglio, gli disse: “Non dimenticarti dei poveri”. Questo consiglio lo colpì e lo portò a scegliere il nome Francesco. Nessun Papa prima di lui aveva avuto questo nome. Possiamo dire che questa scelta sia stata un segno di discontinuità con il passato per dare un segnale di rinnovamento della Chiesa?
«Certamente – risponde don Umberto Zanaboni, responsabile del Centro missionario diocesano, grande estimatore di Papa Francesco – questa scelta riflette la visione del pontificato incentrata su semplicità, servizio e attenzione agli ultimi. Quando il cardinale Jorge Mario Bergoglio fu eletto Papa il 13 marzo 2013 e, apparso al balcone di S. Pietro fu acclamato col nome di Francesco, si capì subito che stava iniziando un’era nuova per la Chiesa. Ispirandosi al Poverello di Assisi, Francesco ha voluto dare un messaggio chiaro al servizio petrino e dettare le linee portanti del suo pontificato».
Se san Giovanni Paolo II, con le sue 14 encicliche e numerosi altri documenti pontifici, è stato il Papa dei grandi documenti e pronunciamenti del magistero, Francesco sino ad ora ne ha promulgate solo tre. Ce ne può parlare?
«Sono proprio tre le encicliche di papa Francesco, perché la prima da lui promulgata, nel 2013, era stata scritta da Benedetto XVI. In ordine cronologico sono: la Laudato si’, la Fratelli tutti e la Dilexit nos. Pubblicata il 24 maggio 2015, la Laudato si’ affronta il tema della cura della casa comune, ovvero la crisi ecologica e sociale del nostro tempo. Il titolo si ispira al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi. L’enciclica richiama l’umanità alla responsabilità di prendersi cura del creato, sottolineando che la crisi ecologica è strettamente legata a quella sociale. Invita a un’ecologia integrale che consideri l’ambiente, l’economia e la giustizia sociale come aspetti interconnessi».
«Dopo una prima parte che fotografa la situazione disastrosa in cui versa il pianeta terra – continua don Umberto – il Papa propone delle scelte concrete per invertire la rotta e intraprendere cammini di speranza che possano tutelare le generazioni future.
C’è questo grido della terra e dei poveri. La crisi ambientale è anche una crisi sociale. I più poveri sono i primi a soffrire dei danni ecologici. Poi c’è l’ecologia integrale. L’ambiente non può essere considerato separatamente dall’uomo e dalla società. Bisogna adottare un nuovo paradigma che unisca ambiente, economia e giustizia. C’è una critica al paradigma tecnocratico e al consumismo. Lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e l’ossessione per il profitto stanno distruggendo il pianeta. C’è la necessità di un cambiamento culturale e spirituale. Serve una conversione ecologica, con nuovi stili di vita più sobri e solidali. La pandemia di Covid-19 ha evidenziato quanto siamo interdipendenti e vulnerabili. Solo la fraternità può essere la risposta alle crisi globali» ...
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