L'arte d'aggregarsi e sapersi divertire

27 FEB 25
Ultimo aggiornamento: 18:32 | 16 MAG 25
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Macché Viareggio, macché Busseto…! La nostra gente il carnevale ce l’ha nel sangue. Come giustamente ricorda Agostino Melega in un saggio, apparso sulla «Strenna dell’A.D.A.F.A.» nel 1995, «fino ad una quarantina d’anni fa, i giorni antecedenti la quaresima erano quelli dei Màascher ossia i giorni dei contadini itineranti in maschera per i cascinali e per le osterie, figuranti processionali, che punteggiavano il loro girovagare cremonese, questuando frìtule, camanduléen, latüüghe, sbrizulùusa, usét, bumbunìin, offrendo in cambio improvvisi mimici e pantomimici e tiritere calendariali».
Fu proprio Melega uno di coloro che seppero intercettare ed ampliare questa antica tradizione, radicata sul territorio: dopo sei edizioni organizzate presso la sede Anffas di Cremona sotto forma di semplice gioco, animazione e partecipazione, lo spunto iniziale venne arricchito e rielaborato con maestria e creatività, regalando a Cremona per qualche anno il suo Carnevale, prima con semplici maschere, poi con i carri veri e propri. Chi non è più giovanissimo lo ricorda ancora…

Quali sono i Suoi ricordi della “Cremona carnacialesca”?
«La prima edizione dei Màascher a Cremùna in grande stile partì sempre dal campetto all’interno della sede dell’Anffas con una quindicina di ragazzi dell’associazione e gli alunni della scuola media “Campi” in corteo, raggiungendo la vicina piazza Giovanni XIII, gremitissima, e brani di Prokof’ev come colonna sonora. Era il 19 febbraio 1985. Ho davanti a me il bozzetto del manifesto, realizzato dal pittore cremonese Sergio Tarquinio: rappresenta Zaneen de la Bala a cavallo e, dietro di lui, sulle terga del destriero, Stradivari intento a suonare il violino. Erano stati coinvolti anche il Gruppo Studio Teatro, l’Altana di Bruno Tira, il Circolo Fodri, l’Arci, la Federazione oratori, il Comune e l’Apt, l’ente di promozione turistica. Lo scenografo, Giorgio Gregori, era anche istruttore dell’Anffas, quindi si giocava in casa. Vi parteciparono circa 400 persone. Tra queste, vi fu anche l’allora direttore del quotidiano “La Provincia”, Luciano Dacquati, che il giorno dopo scrisse sul giornale “Straordinario. Semplicemente straordinario”. Successivamente riuscii a coinvolgere anche Casalbuttano e S. Martino in Beliseto, per cui già l’anno dopo l’evento si spostò in piazza del Duomo, alle maschere si aggiunsero i carri allegorici e fu un successo». ...
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