Una pericolosa onnipotenza

Il gioco è gioco, c’è poco da fare. Che poi abbia una storia nobile e gloriosa, come nel caso del lotto, o che sia online, poco cambia. Alla fine, i meccanismi che scattano nella testa, sono sempre gli stessi, sempre di soldi si tratta e, in ogni caso, richiamano da vicino altre forme di dipendenza. Ma cosa accade nel cervello di un individuo in caso di grosse vincite? Lo chiediamo alla dottoressa Agnese Scappini, psicologa del lavoro e psicanalista.
Dottoressa, come reagisce la nostra mente di fronte a una vincita improvvisa e importante?
«Le statistiche dicono che circa l’80% dei grandi vincitori, ad esempio al Superenalotto o ad altro, dopo pochissimi anni ritornano al livello economico precedente. Come è possibile? Innanzi tutto, perché non ci si capacita del reale valore del denaro ricevuto, il nostro cervello non riesce a contabilizzarlo, quando proveniamo da un tenore di vita molto diverso. L’istinto primario induce a sentirsi liberi di fare qualsiasi cosa, a vivere una sorta di “onnipotenza”: e questo è un meccanismo molto pericoloso, poiché ciò che è illimitato, è anche insostenibile. Subentra poi la percezione di non dover più lavorare e questo riduce drasticamente il nostro contatto con la realtà. Il nostro agire nel mondo è ciò che ci aiuta ad autodeterminarci maggiormente, a governarci, a porci dei confini, a dirci dove siamo e non siamo capaci. Se salta quello, sono forze “altre” a gestirci. Un’altra componente importante consiste nel capire di chi fidarsi e di chi no. Non è facile». ...
Dottoressa, come reagisce la nostra mente di fronte a una vincita improvvisa e importante?
«Le statistiche dicono che circa l’80% dei grandi vincitori, ad esempio al Superenalotto o ad altro, dopo pochissimi anni ritornano al livello economico precedente. Come è possibile? Innanzi tutto, perché non ci si capacita del reale valore del denaro ricevuto, il nostro cervello non riesce a contabilizzarlo, quando proveniamo da un tenore di vita molto diverso. L’istinto primario induce a sentirsi liberi di fare qualsiasi cosa, a vivere una sorta di “onnipotenza”: e questo è un meccanismo molto pericoloso, poiché ciò che è illimitato, è anche insostenibile. Subentra poi la percezione di non dover più lavorare e questo riduce drasticamente il nostro contatto con la realtà. Il nostro agire nel mondo è ciò che ci aiuta ad autodeterminarci maggiormente, a governarci, a porci dei confini, a dirci dove siamo e non siamo capaci. Se salta quello, sono forze “altre” a gestirci. Un’altra componente importante consiste nel capire di chi fidarsi e di chi no. Non è facile». ...
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