Uomo stimato, attento al valore del profondo

«Con la dipartita di Renato Rozzi, scompare una delle figure più importanti nella storia della psicologia del lavoro e, più in generale, di tutta quanta la psicologia italiana». Iniziava così la lettera di Luigi Ferrari, professore ordinario di psicologia economica e del lavoro dell’Università di Milano-Bicocca, amico, collega e allievo del professor Rozzi, pubblicata nelle nostre pagine a pochi giorni dalle sue esequie. Una frase essenziale, che riassume alla perfezione la figura di Renato Rozzi, studioso, psicologo, docente, scrittore, a cui viene riconosciuto, con indubbio merito, il Premio alla Memoria nell’ambito dei Cremonesi dell’Anno 2024.
Un ricordo, che – come raccontato dal nipote, Carlo Andrea Rozzi, che abbiamo intervistato per l’occasione – è dimostrazione di affetto e di stima da parte di persone che «hanno sinceramente dimostrato di aver ricevuto da lui un’eredità intellettuale».
Un ricordo, che – come raccontato dal nipote, Carlo Andrea Rozzi, che abbiamo intervistato per l’occasione – è dimostrazione di affetto e di stima da parte di persone che «hanno sinceramente dimostrato di aver ricevuto da lui un’eredità intellettuale».
Professore, cosa ha lasciato suo zio a Cremona e all’Italia, alla psicologia ma anche alla società in generale?
«Renato era una persona difficile da classificare: è stato diverse cose e, nelle varie fasi della sua vita, si è occupato di diversi temi. In gioventù si è dedicato alla psicologia clinica, nei cantieri scuola, nel carcere minorile, nel reparto psichiatrico dell’ospedale, occupandosi di pazienti con disagi psichici o sociali. È seguita un’importante esperienza lavorativa alla “Olivetti” come psicologo dell’azienda, inizialmente occupandosi della selezione del personale, poi anche dell’organizzazione del lavoro. Concluse queste esperienze, ha insegnato, all’Università, Psicologia sociale e, nell’ultimo periodo, Psicologa dell’età evolutiva. Veniva da un periodo in cui la figura dello psicologo in Italia non esisteva, non esisteva un Ordine, né un corso di laurea (era infatti laureato in Filosofia, <+S CORSIVO>nda<+S TONDO>). Renato è stato tra i pionieri della psicologia italiana, è stato allievo di Musatti, ha collaborato con Basaglia, ha avuto parte in questa avventura dell’“Olivetti” che, pure, è stata un <+S CORSIVO>unicum<+S TONDO>, molto avanti sui tempi. Probabilmente se i contributi della psichiatria e della psicologia clinica sono stati quelli più tangibili sul territorio, quelli riguardanti la psicologia del lavoro hanno avuto un impatto di largo respiro nazionale»...
«Renato era una persona difficile da classificare: è stato diverse cose e, nelle varie fasi della sua vita, si è occupato di diversi temi. In gioventù si è dedicato alla psicologia clinica, nei cantieri scuola, nel carcere minorile, nel reparto psichiatrico dell’ospedale, occupandosi di pazienti con disagi psichici o sociali. È seguita un’importante esperienza lavorativa alla “Olivetti” come psicologo dell’azienda, inizialmente occupandosi della selezione del personale, poi anche dell’organizzazione del lavoro. Concluse queste esperienze, ha insegnato, all’Università, Psicologia sociale e, nell’ultimo periodo, Psicologa dell’età evolutiva. Veniva da un periodo in cui la figura dello psicologo in Italia non esisteva, non esisteva un Ordine, né un corso di laurea (era infatti laureato in Filosofia, <+S CORSIVO>nda<+S TONDO>). Renato è stato tra i pionieri della psicologia italiana, è stato allievo di Musatti, ha collaborato con Basaglia, ha avuto parte in questa avventura dell’“Olivetti” che, pure, è stata un <+S CORSIVO>unicum<+S TONDO>, molto avanti sui tempi. Probabilmente se i contributi della psichiatria e della psicologia clinica sono stati quelli più tangibili sul territorio, quelli riguardanti la psicologia del lavoro hanno avuto un impatto di largo respiro nazionale»...
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