«Nel vicolo cieco collettivo ecco l’Incarnazione di Dio»

D'inverno, con il freddo, non si possono tenere aperte le porte! Certo, ma forse osare riaprirle (quelle del cuore, delle relazioni, della fiducia…) è l’unico modo per scaldarsi, vivere e sperare. Quante porte vengono invece sbattute e sbarrate, quanti confini si attrezzano di muri e trincee. Quante porte restano mute e immobili, davanti a chi bussa per chiedere aiuto. Anche le porte delle chiese dovrebbero essere più aperte a chi magari senza saperlo cerca proprio Dio. È noto il detto “quando una porta si chiude, si apre un portone” (attribuito allo scienziato Alexander Graham Bell).Ne conosciamo anche una versione “religiosa”, che suona così: “Quando Dio chiude una porta, apre una finestra”. Ce lo diciamo quando la vita ci prova, quando sembra di essere in un vicolo cieco. E oggi questa sensazione si fa collettiva, come una pandemia dell’anima, a cui l’unica reazione possibile pare quella della rabbia o dell’indifferenza, della violenza o della paura, della piccola e grande guerra...
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