«Più poveri, ma il superfluo... rimane»

28 NOV 24
Ultimo aggiornamento: 18:29 | 16 MAG 25
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Acquistare è sempre una fonte di piacere, di svago, di gratificazione, un’occasione per stare insieme, per esser consigliati, ma anche per gestire emozioni disfunzionali, come l’ansia e lo stress. Insomma, sono molteplici gli aspetti in gioco nel fare shopping, figuriamoci in periodo di black Friday con le festività natalizie ad un passo, quando la corsa ai regali si fa più intensa… Ma come si orientano i consumi? Lo chiediamo alla professoressa Guendalina Graffigna, docente ordinario di Consumer Food Psychology and Marketing Intelligence presso la sede di Piacenza-Cremona dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Black Friday, tempo di consumi consapevoli o di acquisti sfrenati?
«Il Black Friday è un’iniziativa sempre più popolare ed attesa, i dati ci dicono che mediamente in questa settimana si spendono oltre 200 euro pro capite, una cifra rimasta costante negli ultimi anni, nonostante si sia registrato anche un impoverimento della popolazione. Siamo tutti un po’più poveri, tutto costa sempre di più, soprattutto i beni non necessari, si è sempre di più alla caccia di sconti, però si tende a mantenere il tenore di consumi che si aveva una volta, al limite cercando nuove strategie di adattamento».

Occorre però fare attenzione anche a non esser bidonati o attratti da quelli che si rivelano poi specchietti per allodole…
«Non solo. Il problema principale è che nel punto-vendita non è detto che il 100% dei prodotti sia scontato, ma ormai la frittata è fatta, perché, una volta nel negozio, il consumatore dal punto di vista emotivo tende a spendere».
Quindi a comperare il superfluo…
«Oggi la stragrande maggioranza degli acquisti può, in qualche modo, rientrare nel superfluo. Nessun consumatore acquista più solo sulla base del bisogno, bensì anche sulla base del desiderio, concetto da un punto di vista psicologico socialmente costruito ed influenzato naturalmente dalla comunicazione di marketing. Veniamo molto influenzati su leve emotive, impulsive, che vanno molto al di là del calcolo logico-razionale. Anche nell’alimentazione è così: forse (...)».
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