A fianco degli “ultimi”

21 NOV 24
Ultimo aggiornamento: 18:28 | 16 MAG 25
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Sul territorio cremonese sono diverse le realtà che incarnano lo spirito di carità, di solidarietà, di accoglienza, di vicinanza agli “ultimi”, ai più fragili. Tra queste, Caritas Cremonese, nata nel 1972 come organismo della Diocesi di Cremona, che, attraverso le sue “opere-segno” agisce a sostegno di tutti i tipi di povertà, materiali e non. Abbiamo quindi approfondito il tema con don Pierluigi Codazzi, direttore della Caritas diocesana.
Cos’è la carità per la comunità cremonese, il cui patrono è sant’Omobono?
«La carità è il nome stesso di Dio. E la carità fa parte dell’esperienza stessa di Omobono, che è un laico, un mercante, un imprenditore del tempo, che ci insegna a non separare mai la dimensione della preghiera, dell’ascolto della Parola di Dio, dall’esperienza dalla carità. Sembra che la santità, soprattutto nell’ambito della carità, sia in qualche modo da consegnare a preti e suore di questo mondo. Ma la cosa straordinariamente bella è proprio la santità diffusa, laicale. Quella santità, che è stata di Omobono, che io oggi chiamerei “del quotidiano”. E questo, secondo me, è un elemento di straordinaria attualità: dobbiamo riprendere in mano la quotidianità, il prendersi cura della persona che ci sta accanto, aprire gli occhi nei confronti di chi è vicino a noi. Anche quella del “buon vicinato”, insomma, deve essere riconsiderata come dimensione “normale” del nostro vivere».

Parlando di povertà materiali, il territorio cremonese quale trend sta registrando?
«Purtroppo il numero di poveri è in costante aumento, soprattutto nel Nord Italia. E bisogna registrare anche quella fascia di popolazione che viene indicata nella “zona grigia”, un brutto termine che sta a indicare quelli che hanno un lavoro, hanno un stipendio, ma che non arrivano a fine mese. E questi si aggiungono a quelli che sono nella grave marginalità e quindi con una totale assenza di risorse. È chiaro che, lo dico e lo ripeterò per sempre, prima riusciamo a intervenire per la prevenzione di determinate situazioni, e meglio è». (...)
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