«Qui è più difficile»

31 OTT 24
Ultimo aggiornamento: 18:27 | 16 MAG 25
Immagine di «Qui è più difficile»
Fabio Turchetti è appena tornato da Londra. Ha suonato in un pub con un pubblico, sottolinea, silenzioso e attento. «Tutto il contrario di quel che capita da noi – fa presente – dove in un bar la musica può essere sommersa da un continuo frastuono».

Come possiamo definirla: un musicista, un compositore, un insegnante di musica?
«Mi ritengo un compositore e faccio il concertista. Sono stato per 20 anni insegnante di musica, adesso sono un insegnante di sostegno: ho una manciata di ore allo Stradivari. Al Torriani ho passato diversi anni come docente di musica in un progetto di potenziamento. Precario per scelta, non sono mai andato di ruolo e non me ne pento. A 65 anni, la ritengo una scelta consapevole che mi dà la libertà di potermi muovere per raggiungere Londra, Parigi o Berlino e suonare dal vivo. Dove la mia musica è apprezzata, ne ricavo una grande soddisfazione. Pochi soldi, ma non importa».
Che strumento suona?
«Suonavo l’organetto in un gruppo di musica folk salentina, per tanti anni ho fatto il cantautore suonando la chitarra nei concerti della Famiglia Turchetti. Adesso suono il bandoneon, uno strumento a mantice inventato a fine Ottocento dai tedeschi. Dai e dai, con gli anni, è diventato il mio preferito. È utilizzato principalmente dagli Argentini: è lo strumento principe del tango e tutti i suoi più grandi suonatori sono di origine italiana, come Piazzolla o Troilo. (...)
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