«Il futuro nel presente. Come pensare l’impensabile»

10 OTT 24
Ultimo aggiornamento: 20:26 | 16 MAG 25
Immagine di «Il futuro nel presente. Come pensare l’impensabile»
Progettare “laboratori di utopia” per provare a capire come immettere “il futuro nel presente” prima che ci arrivi addosso. Ecco allora che “Giovani in centro” diventa l’occasione grazie alla quale «costruire insieme un’idea di architettura e di urbanesimo che guarda al passato, fondamentale per capire chi siamo stati, vive nel presente, attraverso legami e “reti”, ma sa anche costruire un’idea di avvenire». Nuove visioni, per un abitare «che crei condivisione e riconoscimento delle persone e degli spazi che si abitano. La città del futuro è l’unione di tutto questo: sostenibilità, inclusione e possibilità di vivere in un mondo che sia migliore di quello attuale». Certo Cremona parte alta nella classifica delle città vivibili «ma bisogna sempre puntare a migliorare le cose e un Hub come questo può aiutare a rendere la città sempre più connessa». Andrea Staid, antropologo e scrittore, si occupa da tempo di temi legati all’abitare. Nell’ambito di “Giovani in centro”, ha tenuto tre lezioni di “Social Design” aperte alle associazioni del territorio attive in ambito culturale, della coesione sociale e del supporto alla partecipazione dei giovani.
Professor Staid come si inserisce l’antropologia in un progetto di rigenerazione urbana?
«L’antropologia si occupa di comprendere le culture umane e di come gli umani abitano gli spazi. Davanti a una progettazione architettonica, diventa allora fondamentale confrontarsi con i diretti interessati per capire quale forma fargli prendere e come vivere all’interno di quegli stessi spazi».
L’adesione, in effetti, è stata piuttosto significativa: una settantina le associazioni che hanno partecipato ai seminari di Staid al fine di condividere strumenti e definire modalità di partecipazione e progettazione in un’ottica di “rete”.
Un grande spazio nel cuore della città da tempo abbandonato... forse anche per questo la gente vuole dire la sua...
«Nel momento in cui c’è in atto il  ripensamento di un’area da troppo tempo abbandonata, le associazioni si sentono chiamate in causa perché di fatto l’abitare ha a che fare con gli abiti che (...)».
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDI' 17 OTTOBRE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT