«Porto sollievo a chi soffre»

Da fine maggio la sezione di Pizzighettone della Croce Rossa ha un nuovo presidente, che rappresenta un duplice esempio: per i giovani e per i cittadini di origine straniera che vivono in Italia. A guidare le ‘tute rosse’ è, infatti, Parvesh Singh, 25 anni, di nazionalità indiana e in attesa di ottenere la cittadinanza italiana. È la prima volta che uno straniero guida la CRI in provincia, ma forse questa nomina rappresenta anche un primato a livello nazionale.
Ci parla della sua storia?
«Ho vissuto fino alla quarta elementare in India, dove frequentavo una scuola internazionale che mi ha aiutato molto con le lingue. Nel 2008 sono arrivato a Pizzighettone e i primi tempi ho avuto comprensibili difficoltà, ma in poco tempo sono riuscito a superarle. Sono perito chimico e lavoro come tecnico sugli impianti».
«Ho vissuto fino alla quarta elementare in India, dove frequentavo una scuola internazionale che mi ha aiutato molto con le lingue. Nel 2008 sono arrivato a Pizzighettone e i primi tempi ho avuto comprensibili difficoltà, ma in poco tempo sono riuscito a superarle. Sono perito chimico e lavoro come tecnico sugli impianti».
Quando è entrato nella Croce Rossa?
«Nell’ottobre 2018 sono entrato come volontario in Croce Rossa, perché fermamente convinto fosse giusto restituire in qualche modo l’accoglienza che avevo ricevuto. Già da un anno ero donatore Avis, ma volevo aiutare ancora di più e la realtà più vicina era appunto la CRI».
«Nell’ottobre 2018 sono entrato come volontario in Croce Rossa, perché fermamente convinto fosse giusto restituire in qualche modo l’accoglienza che avevo ricevuto. Già da un anno ero donatore Avis, ma volevo aiutare ancora di più e la realtà più vicina era appunto la CRI».
Quali le soddisfazioni principali nel fare volontariato? Qualche difficoltà?
«Quella in Cri è un’esperienza formativa che mi ha fatto crescere molto e spero continui a farlo. La soddisfazione principale è quella di portare sollievo al dolore che affligge una persona che chiede il nostro intervento. Proprio per questo, preferisco fare servizi secondari rispetto al 118, perché così riesco a instaurare un rapporto empatico con i pazienti, per esempio mentre li porto a fare un esame: mi presento sempre con il sorriso e avvio conversazioni su temi diversi dalla salute … e loro si sentono già un po’ più risollevati. In questi anni di volontariato in CRI mi sono accorto che il confronto con le persone allarga la visione che uno ha del mondo, dei problemi e del dolore che spesso dal di fuori non si colgono o si preferisce non cogliere».
«Quella in Cri è un’esperienza formativa che mi ha fatto crescere molto e spero continui a farlo. La soddisfazione principale è quella di portare sollievo al dolore che affligge una persona che chiede il nostro intervento. Proprio per questo, preferisco fare servizi secondari rispetto al 118, perché così riesco a instaurare un rapporto empatico con i pazienti, per esempio mentre li porto a fare un esame: mi presento sempre con il sorriso e avvio conversazioni su temi diversi dalla salute … e loro si sentono già un po’ più risollevati. In questi anni di volontariato in CRI mi sono accorto che il confronto con le persone allarga la visione che uno ha del mondo, dei problemi e del dolore che spesso dal di fuori non si colgono o si preferisce non cogliere».
Quale ricaduta può avere un presidente giovane e straniero?
«Quando mi hanno chiesto di mettermi in gioco come presidente, ho accettato. So che è un grande impegno, ma penso sia anche un bel segnale da lanciare: i giovani stanno un po’ perdendo di vista l’importanza del (...)».
«Quando mi hanno chiesto di mettermi in gioco come presidente, ho accettato. So che è un grande impegno, ma penso sia anche un bel segnale da lanciare: i giovani stanno un po’ perdendo di vista l’importanza del (...)».
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDI' 19 SETTEMBRE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT