Per quei 3 secondi

Il Dream team del basket americano è già a Londra e sta preparandosi all’esordio nel torneo olimpico che lo vede grande favorito. Ci sono tutti i grandi nomi della Nba, Steph Curry, LeBron James e Kevin Durant e altri 9 fuoriclasse agli ordini di Steve Kerr. La squadra è ancora in fase di preparazione visto che in una delle ultime amichevoli, giocata a Londra contro il Sud Sudan, la squadra americana ha vinto di un solo punto. Fino al 1988 compreso, Olimpiadi di Seul, la squadra americana ha sempre schierato un team di universitari o di giovani, non il miglior roster possibile. Ma fino a Città del Messico compreso, Giochi del 1968, gli americani avevano comunque sempre vinto la medaglia d’oro pur giocando, in sostanza, con una seconda squadra. In sette edizioni dei Giochi, da Berlino 1936, avevano vinto tutte le 63 partite disputate. A Monaco, invece, successe qualcosa di clamoroso, sul piano sportivo con una delle più cocenti sconfitte di una formazione americana. Sconfitta ingiusta? Su questo si discute ancora dopo 50 anni. Non fu, però, la sola sconfitta del basket americano a livello dei Giochi. Particolarmente cocente fu quella di Seul, nel 1988, in semifinale contro la Russia. Fu così pesante che, dalle successive Olimpiadi di Barcellona nel 1992, gli Americani decisero di mandare la loro miglior squadra con tutti i fuoriclasse della Nba. Nacque così il termine Dream team che, però, non garantì il successo nelle successive edizioni. Infatti, nei Giochi di Atene del 2004, la nazionale americana dovette inchinarsi ad una splendida Argentina. Nelle 20 edizioni dei Giochi, gli Stati Uniti si sono aggiudicati la medaglia d’oro 16 volte contro le 2 dell’Unione sovietica. Un oro a testa per Argentina e Jugoslavia, quest’ultimo conquistato nell’edizione di Mosca del 1980, boicottata dai Paesi occidentali. In quell’occasione era arrivata in finale la nazionale azzurra di Marzorati e Meneghin.
Torniamo alla partita di Monaco. Erano passati solo 4 giorni dal compimento della strage di Monaco, ma lo spettacolo doveva continuare. A deciderlo era stato (...)
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