«Caro Paolo, caro Nunzio, siete lì, in pedana con me»

Ci possono essere più modi per festeggiare la qualificazione alle Olimpiadi. Sveva Gerevini, atleta di Casalbuttano, primatista italiana di Eptathlon dallo scorso giugno, ha scelto di scrivere una lettera. In una storia su Instagram, poi ripresa dal sito di Cremona sportiva Atletica Arvedi. Sveva si rivolge a Paolo Cibolini, il suo primo allenatore di Atletica, deceduto 11 anni fa, per dirgli, in tono appassionato: “Ce l’abbiamo fatta, quella bambina che tu hai preso per mano a 7 anni, parteciperà alle Olimpiadi!”
«Caro Paolo - scrive Sveva - anche se non ci sei più dal 2013 sono sicura che oggi gioisci con me. Il nostro sogno si sta realizzando e, finalmente, quei cerchi olimpici sulla tua lapide avranno ancor più un significato per noi. Hai smesso di allacciarmi le scarpe, ma lo so, ti sento, sei sempre lì, in pedana con me, e questa olimpiade è anche tua. Tutto è iniziato in quella palestra di Casalbuttano, dove tu e Nunzio mi avete accolta e fatto innamorare di questo sport. Non ho mai smesso di crederci, nemmeno quando gli ostacoli sembravano insormontabili».
Nunzio Monfredini, citato nella lettera, è il maestro elementare di Sveva a Casalbuttano, anche lui grande appassionato di atletica. L’aneddotica vuole che un piccolo ruolo nell’indirizzare i bambini all’atletica, lo avesse il bidello delle elementari che giudicava il modo di correre dei bambini nel corridoio della scuola. Ma il bidello era una figura occasionale, i veri maestri sono stati Paolo e Nunzio. L’atleta è stata poi formata a (...).
«Caro Paolo - scrive Sveva - anche se non ci sei più dal 2013 sono sicura che oggi gioisci con me. Il nostro sogno si sta realizzando e, finalmente, quei cerchi olimpici sulla tua lapide avranno ancor più un significato per noi. Hai smesso di allacciarmi le scarpe, ma lo so, ti sento, sei sempre lì, in pedana con me, e questa olimpiade è anche tua. Tutto è iniziato in quella palestra di Casalbuttano, dove tu e Nunzio mi avete accolta e fatto innamorare di questo sport. Non ho mai smesso di crederci, nemmeno quando gli ostacoli sembravano insormontabili».
Nunzio Monfredini, citato nella lettera, è il maestro elementare di Sveva a Casalbuttano, anche lui grande appassionato di atletica. L’aneddotica vuole che un piccolo ruolo nell’indirizzare i bambini all’atletica, lo avesse il bidello delle elementari che giudicava il modo di correre dei bambini nel corridoio della scuola. Ma il bidello era una figura occasionale, i veri maestri sono stati Paolo e Nunzio. L’atleta è stata poi formata a (...).
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