Il covid, unico filo conduttore. E sei ripartenze

Sei storie, sei vite, sei esperienze, tutte ambientate nel difficile periodo della pandemia da Covid. Sei racconti che vanno a comporre il libro E tu?, scritto da Anna Uggeri e presentato come approfondimento per l’esame di terza media.
Il tuo approfondimento è sostanzialmente un libro. Da dove nasce l’idea?
«L’idea arriva un po’ dal professor Stefano Seghezzi, il mio insegnante di italiano, a cui avevo già parlato della mia idea di intervistare diverse persone riguardo all’esperienza del Covid. Da lì l’idea di poter raccontare ogni intervista in brevi racconti, che sarebbero poi andati a costituire un libro. All’inizio ero un po’ riluttante, perché non sarebbe stato facile scrivere un libro in un mese e mezzo. Ci ho pensato bene, ma visto che era uno dei miei sogni mi sono detta “proviamoci!”».
«L’idea arriva un po’ dal professor Stefano Seghezzi, il mio insegnante di italiano, a cui avevo già parlato della mia idea di intervistare diverse persone riguardo all’esperienza del Covid. Da lì l’idea di poter raccontare ogni intervista in brevi racconti, che sarebbero poi andati a costituire un libro. All’inizio ero un po’ riluttante, perché non sarebbe stato facile scrivere un libro in un mese e mezzo. Ci ho pensato bene, ma visto che era uno dei miei sogni mi sono detta “proviamoci!”».
Qual è il tema di questo testo?
«Il tema è il Covid o, meglio, le esperienze vissute durane il Covid: esperienze diversissime tra loro, che variano a seconda dell’età delle persone, delle loro professioni, dei luoghi di provenienza, ma che possono però avere punti in comune. Ho intervistato persone appartenenti a differenti categorie, perché fossero diverse tra loro, ma cercando di non andare a generalizzare, concentrandomi non tanto sulla categoria, ma sull’unicità della persona, sulle loro emozioni e sulle loro sensazioni. L’obiettivo era quello di far capire come, nella stessa circostanza, le esperienze siano tutte diverse. I racconti iniziano con un orario e finiscono con la frase “Poteva finalmente ricominciare a vivere”. Stesso inizio, stessa fine, stessa circostanza, all’interno della quale, però, si sviluppano storie completamente differenti».
«Il tema è il Covid o, meglio, le esperienze vissute durane il Covid: esperienze diversissime tra loro, che variano a seconda dell’età delle persone, delle loro professioni, dei luoghi di provenienza, ma che possono però avere punti in comune. Ho intervistato persone appartenenti a differenti categorie, perché fossero diverse tra loro, ma cercando di non andare a generalizzare, concentrandomi non tanto sulla categoria, ma sull’unicità della persona, sulle loro emozioni e sulle loro sensazioni. L’obiettivo era quello di far capire come, nella stessa circostanza, le esperienze siano tutte diverse. I racconti iniziano con un orario e finiscono con la frase “Poteva finalmente ricominciare a vivere”. Stesso inizio, stessa fine, stessa circostanza, all’interno della quale, però, si sviluppano storie completamente differenti».
Cosa ti hanno trasmesso queste storie, queste esperienze?
«Diciamo che ho incamerato esperienze piuttosto diverse, da cui ho imparato cose diverse. Come la grandissima voglia di poter tornare a quello che c’era prima. Mi sono anche resa conto di una grande difficoltà a ricordare, perché sono ricordi che fanno (...)».
«Diciamo che ho incamerato esperienze piuttosto diverse, da cui ho imparato cose diverse. Come la grandissima voglia di poter tornare a quello che c’era prima. Mi sono anche resa conto di una grande difficoltà a ricordare, perché sono ricordi che fanno (...)».
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