«Cerco l'eternità in ogni scatto. Come Bresson»

Il fotografo francese Henri-Cartier Bresson diceva che «le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento». Una frase che ha colpito molto Chiara Mantovani, fotografa per passione, che ha scelto di dedicare proprio a questa Eternità nell’istante il suo approfondimento d’esame di terza media.
Chiara, da dove arriva questa scelta?
«La fotografia è una mia grande passione, lo è diventata perché mio nonno era un grande appassionato. Un’estate mi ha regalato una delle sue tante macchine fotografiche e da quel momento ho iniziato a fare foto con mia sorella».
«La fotografia è una mia grande passione, lo è diventata perché mio nonno era un grande appassionato. Un’estate mi ha regalato una delle sue tante macchine fotografiche e da quel momento ho iniziato a fare foto con mia sorella».
E il titolo come lo hai scelto?
«All’inizio avevo scelto “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”, riprendendo la citazione di un famoso fotografo francese, Henri-Cartier Bresson. Avevo selezionato questo titolo perché era proprio quello che cercavo io nella fotografia: scatti di istanti che rimanessero per sempre. Il titolo è poi cambiato durante l’intervista alla fotografa Marina Lorusso, che mi ha consigliato quello nuovo. E sì, forse ritrae meglio quello che intendo io».
«All’inizio avevo scelto “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”, riprendendo la citazione di un famoso fotografo francese, Henri-Cartier Bresson. Avevo selezionato questo titolo perché era proprio quello che cercavo io nella fotografia: scatti di istanti che rimanessero per sempre. Il titolo è poi cambiato durante l’intervista alla fotografa Marina Lorusso, che mi ha consigliato quello nuovo. E sì, forse ritrae meglio quello che intendo io».
Attualmente ti diletti nella fotografia. Cosa fotografi?
«Principalmente mi piace fotografare le persone. Ho anche partecipato a un laboratorio di fotografia, fotografando dei bambini, che mi piacciono tantissimo. Mi piace stare con loro e mi piace la fotografia, quindi ho voluto unire queste due passioni. Ma fotografo anche paesaggi, al tramonto, all’alba, anche se in maniera minore rispetto alle persone».
«Principalmente mi piace fotografare le persone. Ho anche partecipato a un laboratorio di fotografia, fotografando dei bambini, che mi piacciono tantissimo. Mi piace stare con loro e mi piace la fotografia, quindi ho voluto unire queste due passioni. Ma fotografo anche paesaggi, al tramonto, all’alba, anche se in maniera minore rispetto alle persone».
Tornando al tuo approfondimento, come mai hai scelto di raccontare la figura di Robert Capa?
«L’ho scelto perché proprio in una sua fotografia ho ritrovato questa “eternità nell’istante”: è Il miliziano morente, che è proprio uno scatto strappato all’eternità. Ma ho scelto di raccontare Robert Capa soprattutto per lo scopo per cui fotografava, cioè essere “testimone del mondo, di qualcosa o di qualcuno”».
«L’ho scelto perché proprio in una sua fotografia ho ritrovato questa “eternità nell’istante”: è Il miliziano morente, che è proprio uno scatto strappato all’eternità. Ma ho scelto di raccontare Robert Capa soprattutto per lo scopo per cui fotografava, cioè essere “testimone del mondo, di qualcosa o di qualcuno”».
E chi è Marina Lorusso? Da dove nasce l’idea di intervistarla?
«È un architetto e una fotografa, ma è anche un’amica di famiglia. Avevo l’idea di intervistare un fotografo e ho approfittato di questa amicizia».
Cosa ti ha colpito in particolare della sua intervista?
«Mi ha colpito particolarmente quando lei mi ha detto che la sua fotografia è il suo strumento, non la sua passione. Dice che le passioni possono essere fraintese con il tempo da cui le facciamo, ma a lei la fotografia è servita e serve tuttora per guardare il (...)».
«È un architetto e una fotografa, ma è anche un’amica di famiglia. Avevo l’idea di intervistare un fotografo e ho approfittato di questa amicizia».
Cosa ti ha colpito in particolare della sua intervista?
«Mi ha colpito particolarmente quando lei mi ha detto che la sua fotografia è il suo strumento, non la sua passione. Dice che le passioni possono essere fraintese con il tempo da cui le facciamo, ma a lei la fotografia è servita e serve tuttora per guardare il (...)».
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