«Vedremo se la discontinuità sbandierata sarà reale»

Un po’ di amarezza è d’obbligo. E questo porta a delle riflessioni tra le fila dei partiti che hanno sostenuto la candidatura di Alessandro Portesani. «Virgilio è il nuovo sindaco di Cremona: anche se per pochi voti questo è il risultato maggioritario voluto dai cittadini cremonesi», commenta Luca Ghidini, segretario cittadino di Forza Italia. «Tra le fila del centrodestra avverto delusione, perché in questi mesi di campagna elettorale abbiamo toccato con mano il diffuso malcontento di ogni persona incontrata. A partire dalla scarsa cura degli spazi pubblici rilevabile nella condizione di strade, marciapiedi e parchi, frutto dell’incapacità di progettare e programmare gli interventi manutentivi. Per non parlare della scarsa percezione di sicurezza. O dello sciagurato progetto dell’impianto di biometano alle porte della città. Nonostante ciò, i nostri sforzi non sono bastati e il voto ci vede sconfitti. Potevamo e dovevamo fare di più».
Una riflessione s’impone nel centrodestra. «Se consideriamo il primo turno, la forbice tra il risultato alle Europee e quello ottenuto alle Amministrative è un dato inequivocabile rispetto al cortocircuito occorso all’interno del nostro elettorato. Parliamo di 2000 voti in meno. La matematica non è un’opinione: è facile comprendere dove sia andata buona parte di quei voti. L’offerta elettorale riconducibile al nostro pensiero politico era molto ampia e articolata, data la presenza di liste civiche guidate da figure vicine a noi. Un politico come Ceraso, assessore della Giunta Perri e per 10 anni all’opposizione di Galimberti, è evidente che parli principalmente al nostro elettorato. Nonostante ciò, abbiamo chiuso il primo turno in testa. Se guardiamo al ballottaggio, invece, rispetto a 5 anni fa il centrodestra ha tenuto, perdendo solo 759 voti. Il centrosinistra ne ha persi più di 4200. E’ lì che vedo il vero scollamento. Dopodiché, 1000 voti in meno al ballottaggio rispetto al primo turno hanno giocato a nostro sfavore».
Si apre una nuova stagione di opposizione: quali saranno le priorità? «I temi sono quelli esposti in campagna elettorale: una reale cura della città sul piano del decoro urbano; la valorizzazione di Cremona come capoluogo della Provincia per ricostruire quelle relazioni che si sono deteriorate a causa di un atteggiamento autoreferenziale e poco propenso all’ascolto; la costruzione di una città che non abbia solo delle università al suo interno, ma che possa dirsi veramente universitaria potendo dialogare con le imprese, i centri di formazione professionale e l’Its; sul piano sociale, l’approccio assistenzialista dovrà essere (...)».
Una riflessione s’impone nel centrodestra. «Se consideriamo il primo turno, la forbice tra il risultato alle Europee e quello ottenuto alle Amministrative è un dato inequivocabile rispetto al cortocircuito occorso all’interno del nostro elettorato. Parliamo di 2000 voti in meno. La matematica non è un’opinione: è facile comprendere dove sia andata buona parte di quei voti. L’offerta elettorale riconducibile al nostro pensiero politico era molto ampia e articolata, data la presenza di liste civiche guidate da figure vicine a noi. Un politico come Ceraso, assessore della Giunta Perri e per 10 anni all’opposizione di Galimberti, è evidente che parli principalmente al nostro elettorato. Nonostante ciò, abbiamo chiuso il primo turno in testa. Se guardiamo al ballottaggio, invece, rispetto a 5 anni fa il centrodestra ha tenuto, perdendo solo 759 voti. Il centrosinistra ne ha persi più di 4200. E’ lì che vedo il vero scollamento. Dopodiché, 1000 voti in meno al ballottaggio rispetto al primo turno hanno giocato a nostro sfavore».
Si apre una nuova stagione di opposizione: quali saranno le priorità? «I temi sono quelli esposti in campagna elettorale: una reale cura della città sul piano del decoro urbano; la valorizzazione di Cremona come capoluogo della Provincia per ricostruire quelle relazioni che si sono deteriorate a causa di un atteggiamento autoreferenziale e poco propenso all’ascolto; la costruzione di una città che non abbia solo delle università al suo interno, ma che possa dirsi veramente universitaria potendo dialogare con le imprese, i centri di formazione professionale e l’Its; sul piano sociale, l’approccio assistenzialista dovrà essere (...)».
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