«Noi, il primo partito a incontrare la gente»

18 APR 24
Ultimo aggiornamento: 18:19 | 16 MAG 25
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E’ il più “vecchio” (o longevo?) segretario provinciale di tutta la storia della Lega, lo è dal 2009: Simone Bossi, 47 anni, originario di Codogno ma residente a San Bassano, ha fatto già tre mandati più quattro anni come commissario di Cremona. Al netto di tutto son circa 14 anni che ricopre tale incarico, escludendo la parentesi come senatore, durata dal 2018 al 2022.
E poi, magari, chissà… Questa “parentesi” potrebbe tornare?
«Non lo so, io faccio politica perché mi piace, senza pensare di arrivare chissà dove – risponde Bossi - Io sono sempre stato un soldato, a disposizione del mio partito. Cerco di dare il massimo, ma, perché i risultati arrivino, ci vuole molta fortuna, non è semplice. E ci vogliono anche tanti sacrifici, specie nei confronti della famiglia, purtroppo».
Beh, dopo 14 anni come segretario provinciale si sarò fatto un’idea della Lega di Cremona…
«Sì, guardi: nella sezione cittadina, specie del capoluogo, è sempre più difficile che nei paesi, perché c’è molta più gente, si formano i gruppetti, quindi è più complicato gestire e trovare una condivisione. È normale… Bisogna riuscire, come sempre, a trovare degli equilibri. Dico la verità: i primi anni, quelli di Oreste Perri, sono stati belli “caldi”, del resto per la prima volta nella storia nostra e di Cremona eravamo in giunta. A parte quelli, però, bene o male abbiamo sempre trovato un equilibrio e siamo andati avanti bene sino ad oggi. Il popolo padano, di suo, è bello frizzantino, senza peli sulla lingua, però quest’esperienza mi ha permesso di conoscere un sacco di gente, che mi ha dato tanto e che sicuramente mi darà tanto ancora».
Cosa vogliono dire, secondo Lei, questi primi 40 anni della Lega?
«Innanzi tutto, sono 40 anni dedicati ad una politica del territorio e per il territorio, dedicati alle persone, perché siamo stati il primo partito, che si è fermato a parlare nelle piazze, superando quel distacco netto tra popolo e classe politica, che aveva caratterizzato gli anni precedenti. I nostri dirigenti di partito ci hanno (...)».