Tra fede, natura e sfida. San Benedetto, le salite sugli Appennini impervi

4 APR 24
Ultimo aggiornamento: 20:1816 MAG 25
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Guido Bodini, 69enne pensionato di Cella Dati, ha compiuto a maggio 2023 l’impegnativo Cammino di San Benedetto che, suddiviso in sedici tappe, va da Norcia a Cassino per un totale di trecento chilometri attraversando tre regioni, Umbria Lazio e Campania.
Cosa l’ha portata a compiere questa esperienza?
«La  prima volta, l’idea mi venne parlando con alcuni amici e leggendo il diario scritto per beneficenza dal fratello di un mio amico durante un cammino spirituale: mi sono davvero incuriosito. Dopo aver fatto per cinque volte il cammino di Santiago, non posso più fare a meno di compiere l’esperienza di un percorso tra fede e natura. E’ ciò che succede a molti altri come me: chi ne compie uno, difficilmente si ferma, ma si trova a desiderare di ripetere la bella esperienza. Così, nella seconda metà del mese di maggio dello scorso anno, ho scelto di compiere in compagnia di quattro amici il Cammino di San Benedetto, tutto rigorosamente a piedi da Norcia fino all’abbazia di Monte Cassino. Devo ammettere che in questa importante esperienza, non c’è stata solo la componente religiosa, anche se non sono mancati momenti di raccoglimento in luoghi spirituali di grande suggestione mistica, come Cascia, la località legata a Santa Rita, la Santa degli impossibili, o il Santuario Francescano La Foresta e, naturalmente  l’abbazia dell’ultima tappa …C’è stato anche uno spirito d’avventura, un senso di sfida, perché i chilometri che abbiamo dovuto compiere sono davvero tanti».
Come  si è organizzato il suo gruppo?
Prima di tutto abbiamo richiesto le credenziali, il classico documento del pellegrino sul quale far apporre i timbri dei posti visitati  che testimoniano l’avvenuto cammino. In seguito, abbiamo prenotato quasi tutto prima di partire, perché sono poche le strutture organizzate per l’accoglienza dei pellegrini, non ci sono molti ostelli come in Spagna (d’altronde il Cammino di Santiago ha una storia millenaria…), per cui ci si deve servire di bed and breakfast. Il percorso è molto bello dal punto di vista paesaggistico, ma è davvero poco frequentato, probabilmente anche perché è abbastanza impegnativo, dato che sono tutte salite sugli Appennini su sentieri impervi: pensi che in due settimane abbiamo incontrato solo tre persone.  E’ anche vero che uno può decidere di non compiere  tutto il Cammino in una volta sola».
Qual è stata la tappa più faticosa e quella più emozionante?
«Le tappe sono tutte impegnative, perché sono poche quelle in piano, ma direi che la tappa più difficile è la terza, da Monteleone di Spoleto a Leonessa, perché si (...)».
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