«Creano dipendenza: fatto uno, ne cominceresti subito un altro»

4 APR 24
Ultimo aggiornamento: 20:18 | 16 MAG 25
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Francesco Miglioli, pensionato 75enne di San Daniele Po, ha percorso il cammino di San Francesco, nelle due direzioni, seguendo i passi del Poverello di Assisi e attraversando territori e località nelle quali il Santo ha predicato.
Cosa l’ha spinta a fare l’esperienza di un cammino spirituale?
«A un certo punto della mia vita, ho sentito il desiderio di allontanarmi per un po’ dalla frenesia del mondo, immergermi nella natura e nella spiritualità che si trovano in certi luoghi, perché in quelle giornate si cambia veramente orizzonte. Ognuno è in intima connessione con se stesso e si provano sensazioni personali e diverse da quelle dei compagni di viaggio. Così, nel 2019 ho intrapreso il cammino del nord: sono partito da La Verna, dove il Santo prese le stimmate, e sono arrivato ad Assisi, dove è sepolto. Otto giorni a piedi, passando per Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, Citerna, Città di Castello, Pietralunga, Gubbio e Valfabbrica. L’anno scorso, invece,  ho deciso di compiere la via del sud: partito da Terni sono arrivato a Greccio, dove San Francesco fece il primo presepe, e poi sono andato fino al Santuario Fontecolombo, in provincia di Rieti. Da lì ho proseguito visitando quello di Poggio Bustone, uno dei più cari al Santo, deciso a  continuare verso le cascate delle Marmore. Purtroppo il tempo è peggiorato così tanto che sono stato costretto a tornare a casa, ma ci terrei a finirlo quest’anno: riprenderei il percorso interrotto fino ad Assisi».
Come  si è organizzato?
«Innanzitutto, ho richiesto la credenziale, il documento che contraddistingue il pellegrino dagli altri viaggiatori e che consente di alloggiare in determinati luoghi, come per esempio i monasteri. Sulla credenziale vengono messi da un’autorità religiosa i timbri dei vari luoghi in cui si è trovata ospitalità. Bisogna dire che i cammini italiani sono ancora poco frequentati, c’è poca assistenza, però per la sosta serale e notturna ci sono anche gli ostelli, che sono di tre tipi: privato, municipale e (...)».
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