«Testa e società»

E’ nei centri commerciali, nei negozi, sulle scansie, tra gli scaffali, che il disagio è in agguato. Dovuto a cosa? Alla paura di non trovare abiti della propria misura – o di trovarli, ma relegati nelle “taglie forti” ed appesantiti anche nel prezzo -, cinture incompatibili col proprio girovita, pietanze irrinunciabili ma ipercaloriche, riviste e pubblicità inneggianti ad una linea impossibile, che accresce un pur presente senso di colpa… Come sopravvivere a tutto questo e magari riuscire anche a viver bene?
Lo chiediamo alla dottoressa Michela Bulgari, nutrizionista con, al proprio attivo, anche un Master di II livello in Nutrizione e Nutraceutica dell’Età Evolutiva (la nutraceutica è la disciplina, che indaga i componenti ed i principi attivi degli alimenti con effetti positivi sulla salute, sulla prevenzione e sul trattamento delle malattie).
Lo chiediamo alla dottoressa Michela Bulgari, nutrizionista con, al proprio attivo, anche un Master di II livello in Nutrizione e Nutraceutica dell’Età Evolutiva (la nutraceutica è la disciplina, che indaga i componenti ed i principi attivi degli alimenti con effetti positivi sulla salute, sulla prevenzione e sul trattamento delle malattie).
Dottoressa, la cattiva alimentazione è dunque il nuovo incubo per molti, forse troppi?
«Sì, lo è in modo significativo, purtroppo. Dai tempi della pandemia con relativo isolamento, l’incidenza è fortemente aumentata in Italia, si parla di un + 30%. Questo incremento oggi è dovuto da una parte alla dinamica dei social, che spingono verso la ricerca di un corpo perfetto, e dall’altra alla Diet culture, che impone abitudini non sempre ben identificate. Il tutto si inserisce in un quadro complessivo di estrema vulnerabilità nell’adolescente o in età più adulta, specie in alcune fasi particolari quali quelle del post-gravidanza o del post-parto nella donna primipara».
«Sì, lo è in modo significativo, purtroppo. Dai tempi della pandemia con relativo isolamento, l’incidenza è fortemente aumentata in Italia, si parla di un + 30%. Questo incremento oggi è dovuto da una parte alla dinamica dei social, che spingono verso la ricerca di un corpo perfetto, e dall’altra alla Diet culture, che impone abitudini non sempre ben identificate. Il tutto si inserisce in un quadro complessivo di estrema vulnerabilità nell’adolescente o in età più adulta, specie in alcune fasi particolari quali quelle del post-gravidanza o del post-parto nella donna primipara».
Ma come si spiega quest’esplosione di disturbi alimentari proprio in un contesto sociale, come l’attuale, che viceversa mitizza il corpo perfetto?
«Le cause sono molteplici. Di base c’è una predisposizione psicologica, caratterizzata da un principio di ossessività, di impulsività e di forte disagio, spesso associato a depressione, ansia e stress. Il disturbo del comportamento alimentare è, quindi, una patologia psichiatrica, su cui spesso incidono anche forti spinte sociali. Ad esempio, l’assenza di orientamento: questo tipo di dinamica si può osservare all’interno di una famiglia, in cui i genitori si stiano separando, facendo venir meno le certezze in termini di sicurezza e di stabilità. Stesso discorso all’insorgere di (...)».
«Le cause sono molteplici. Di base c’è una predisposizione psicologica, caratterizzata da un principio di ossessività, di impulsività e di forte disagio, spesso associato a depressione, ansia e stress. Il disturbo del comportamento alimentare è, quindi, una patologia psichiatrica, su cui spesso incidono anche forti spinte sociali. Ad esempio, l’assenza di orientamento: questo tipo di dinamica si può osservare all’interno di una famiglia, in cui i genitori si stiano separando, facendo venir meno le certezze in termini di sicurezza e di stabilità. Stesso discorso all’insorgere di (...)».
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