«Questa è la via per uscirne»

Il 15 marzo ricorre la giornata della sensibilizzazione e informazione sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione. Quest’anno Cremona propone la Settimana del fiocchetto lilla, 11-15 marzo. Per l’occasione abbiamo intervistato Emanuela Spotti, promotrice del progetto, nonché Psicologa e Psicoterapeuta.
Emanuela ci parli della Settimana del fiocchetto lilla: quando e come nasce l’idea del progetto? Come mai si è scelto di identificare una parte di questo con il termine “staffetta”?
«Sono anni che mi impegno e batto in prima persona riguardo la sensibilizzazione dei disturbi del comportamento alimentare, quindi l’idea di realizzare qualcosa con un impatto forte a livello territoriale è in me da diverso tempo. La concretizzazione della Settimana del fiocchetto lilla ha preso il via lo scorso novembre, quando ho trovato nel Professore Rinaldo Lampugnani, direttore del Poliambulatorio dalla Rosa Prati di Cremona, un sostegno nella realizzazione del progetto; insieme a noi, grande motore dell’iniziativa, è la Biologa Nutrizionista Michela Bulgari. Si è scelto il termina “staffetta” perché, durante i nostri incontri on-line in diretta streaming sulla pagina Facebook del Poliambulatorio della Rosa Prati, i diversi specialisti coinvolti sono chiamati a passarsi virtualmente il testimone. Avremmo con noi il Nefrologo, la Biologa Nutrizionista, il Ginecologo, il Cardiologo, il Medico di medicina generale ed endocrinologia, il Fisioterapista e in conclusione ci sarà il mio intervento in qualità di Psicologa e Psicoterapeuta. Tutti gli appuntamenti prevedono una prima parte di divulgazione scientifica e un secondo momento aperto alle domande, concepito come spazio di confronto con i partecipanti. Si tratta di patologie complesse che tendono a cronicizzare per via della forte dipendenza che procurano, è quindi necessario intervenire, nel percorso di presa in carico del paziente, a più mani per non tralasciare nessuno degli aspetti coinvolti dalla malattia».
«Sono anni che mi impegno e batto in prima persona riguardo la sensibilizzazione dei disturbi del comportamento alimentare, quindi l’idea di realizzare qualcosa con un impatto forte a livello territoriale è in me da diverso tempo. La concretizzazione della Settimana del fiocchetto lilla ha preso il via lo scorso novembre, quando ho trovato nel Professore Rinaldo Lampugnani, direttore del Poliambulatorio dalla Rosa Prati di Cremona, un sostegno nella realizzazione del progetto; insieme a noi, grande motore dell’iniziativa, è la Biologa Nutrizionista Michela Bulgari. Si è scelto il termina “staffetta” perché, durante i nostri incontri on-line in diretta streaming sulla pagina Facebook del Poliambulatorio della Rosa Prati, i diversi specialisti coinvolti sono chiamati a passarsi virtualmente il testimone. Avremmo con noi il Nefrologo, la Biologa Nutrizionista, il Ginecologo, il Cardiologo, il Medico di medicina generale ed endocrinologia, il Fisioterapista e in conclusione ci sarà il mio intervento in qualità di Psicologa e Psicoterapeuta. Tutti gli appuntamenti prevedono una prima parte di divulgazione scientifica e un secondo momento aperto alle domande, concepito come spazio di confronto con i partecipanti. Si tratta di patologie complesse che tendono a cronicizzare per via della forte dipendenza che procurano, è quindi necessario intervenire, nel percorso di presa in carico del paziente, a più mani per non tralasciare nessuno degli aspetti coinvolti dalla malattia».
In questa staffetta virtuale interverrà anche lei in qualità di Psicologa e Psicoterapeuta. Parlando dei pazienti, da dove nasce la necessità e poi la volontà di intraprendere un percorso di guarigione?
«La presa di coscienza della necessità di un aiuto esterno arriva dopo una lunga fase di negazione da parte dello stesso, molto spesso arrivano in studio perché spinti dalla famiglia. Nel momento in cui si inizia il percorso psicologico, ci si trova a rapportarsi con ragazzi/e che non hanno intenzione di intraprendere un (...)».
«La presa di coscienza della necessità di un aiuto esterno arriva dopo una lunga fase di negazione da parte dello stesso, molto spesso arrivano in studio perché spinti dalla famiglia. Nel momento in cui si inizia il percorso psicologico, ci si trova a rapportarsi con ragazzi/e che non hanno intenzione di intraprendere un (...)».
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