«Visto? Altro che salotto!»

In corso Garibaldi, tra chi ha un’attività commerciale, si coglie scoramento e una mancanza di fiducia nel futuro. Le saracinesche abbassate sembra abbiano effetto anche su chi continua a lavorare. Con una lodevole eccezione, la sola, in un negozio di abbigliamento.
Piergiorgio Dicataldo è ormai l’unico edicolante del corso. Indossa, come sempre, il giubbotto grigiorosso. Una volta, era balzato agli onori della cronaca perché, un sabato pomeriggio, aveva tirato giù la saracinesca e messo un cartello: “Chiuso per Cremonese”. Adesso, con la deregulation degli orari delle edicole, non ce ne sarebbe nemmeno bisogno. «Vado avanti quasi per inerzia - spiega - ma devo continuare a lavorare perché la data della pensione è ancora lontana. Si stava meglio prima, su questo non ho dubbi. Prima dell’isola pedonale, intendo. Abbiamo dovuto sopportare il lungo periodo del rifacimento dei servizi nel sottosuolo, poi è partita l’isola pedonale, 12 anni fa. Non ci sono parcheggi vicini: le tariffe sono care “rabbiose” e scoraggiano chi vuole venire in questa zona. Non so se ci sia ancora la prima mezz’ora gratuita, ma anche fosse, il resto del periodo si paga molto caro. Prima, vendevo anche i biglietti dell’autobus, ma oggi non passa nemmeno una navetta piccola. Tutti a piedi, ma per chi fa commercio è un problema». «Le vetrine abbassate in questo tratto sono diverse - continua – credo resista chi è proprietario del negozio e non ha un affitto da pagare. I canoni restano molto alti e incidono fortemente nel conto economico del mese». Tutti lo salutano, in diversi comprano un giornale. Un turista chiede un’informazione: «Sa dirmi quale ristorante frequentava Domenico Modugno? Sono esposte anche delle foto che lo ritraggono». Risposta non semplice, Dicataldo propone due nomi: il Bissone e il Centrale. Il mago Forest avrebbe aggiunto: quante ne so! Poi, conclude la conversazione, sempre con l’umore indirizzato verso il brutto tempo: «Dovevamo diventare il salotto di Cremona. Ci aspettavamo grandi marchi, invece se ne vanno anche quelli che c’erano, come Luisa Spagnoli, che era di fronte a me».
Il problema della sosta e delle auto è sollevato anche da Alessandro Riboldi e Giovanni Rota che gestiscono la Macelleria equina. Negozio tradizionale, Rota ha iniziato a lavorarci nel 1961, Riboldi è arrivato qualche anno dopo: un’attività gestita da cugini. «Un aiuto potrebbe essere una forte agevolazione (...).
Piergiorgio Dicataldo è ormai l’unico edicolante del corso. Indossa, come sempre, il giubbotto grigiorosso. Una volta, era balzato agli onori della cronaca perché, un sabato pomeriggio, aveva tirato giù la saracinesca e messo un cartello: “Chiuso per Cremonese”. Adesso, con la deregulation degli orari delle edicole, non ce ne sarebbe nemmeno bisogno. «Vado avanti quasi per inerzia - spiega - ma devo continuare a lavorare perché la data della pensione è ancora lontana. Si stava meglio prima, su questo non ho dubbi. Prima dell’isola pedonale, intendo. Abbiamo dovuto sopportare il lungo periodo del rifacimento dei servizi nel sottosuolo, poi è partita l’isola pedonale, 12 anni fa. Non ci sono parcheggi vicini: le tariffe sono care “rabbiose” e scoraggiano chi vuole venire in questa zona. Non so se ci sia ancora la prima mezz’ora gratuita, ma anche fosse, il resto del periodo si paga molto caro. Prima, vendevo anche i biglietti dell’autobus, ma oggi non passa nemmeno una navetta piccola. Tutti a piedi, ma per chi fa commercio è un problema». «Le vetrine abbassate in questo tratto sono diverse - continua – credo resista chi è proprietario del negozio e non ha un affitto da pagare. I canoni restano molto alti e incidono fortemente nel conto economico del mese». Tutti lo salutano, in diversi comprano un giornale. Un turista chiede un’informazione: «Sa dirmi quale ristorante frequentava Domenico Modugno? Sono esposte anche delle foto che lo ritraggono». Risposta non semplice, Dicataldo propone due nomi: il Bissone e il Centrale. Il mago Forest avrebbe aggiunto: quante ne so! Poi, conclude la conversazione, sempre con l’umore indirizzato verso il brutto tempo: «Dovevamo diventare il salotto di Cremona. Ci aspettavamo grandi marchi, invece se ne vanno anche quelli che c’erano, come Luisa Spagnoli, che era di fronte a me».
Il problema della sosta e delle auto è sollevato anche da Alessandro Riboldi e Giovanni Rota che gestiscono la Macelleria equina. Negozio tradizionale, Rota ha iniziato a lavorarci nel 1961, Riboldi è arrivato qualche anno dopo: un’attività gestita da cugini. «Un aiuto potrebbe essere una forte agevolazione (...).
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDI' 29 FEBBRAIO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT