«Il futuro precluso»

«Il calo demografico è in atto dal 2008 in Italia, incessante. E pochissimi lo sanno»: il dottor Aldo Riccardi, direttore della Struttura Aziendale di Ostetricia e Ginecologia e responsabile del Dipartimento Materno-Infantile presso l’Ospedale di Cremona, scuote la testa.
Nel 2023 presso l’Ospedale di Cremona si sono registrati 1.099 parti, - 3,26% rispetto ai 1.136 parti del 2022 e – 5,1% rispetto ai 1.158 del 2021. E, di questi, va detto sempre meno sono i bebè cremonesi doc a fronte di un’utenza, sempre più consistente, costituita da molti extracomunitari oppure proveniente dai territori limitrofi, in particolare dal Cremasco e dal Piacentino.
Nel 2023 presso l’Ospedale di Cremona si sono registrati 1.099 parti, - 3,26% rispetto ai 1.136 parti del 2022 e – 5,1% rispetto ai 1.158 del 2021. E, di questi, va detto sempre meno sono i bebè cremonesi doc a fronte di un’utenza, sempre più consistente, costituita da molti extracomunitari oppure proveniente dai territori limitrofi, in particolare dal Cremasco e dal Piacentino.
La flessione nelle nascite la preoccupa…
«Da noi il calo è stato lievissimo, molto contenuto, attorno al 3%, quindi siamo moderatamente soddisfatti. Tenere questi numeri è un buon segnale, quando a livello nazionale la natalità sta scendendo sensibilmente, per non dire crollando. Ormai il problema demografico italiano rappresenta un serio motivo di preoccupazione sociale, perché ci preclude un futuro sereno. Se oggi nascono meno bambini, ci saranno domani meno giovani, meno lavoratori, meno contribuenti e via dicendo. I dati europei – specie quelli relativi a Francia, Germania, Svezia e ad altri Paesi nordici – confermano una natalità in discreto aumento. È chiaro che, per noi, invertire la tendenza comporterebbe scelte complesse, magari gravose ed impegnative, però copiare qualcosa dall’estero, in questo caso, non sarebbe male…».
«Da noi il calo è stato lievissimo, molto contenuto, attorno al 3%, quindi siamo moderatamente soddisfatti. Tenere questi numeri è un buon segnale, quando a livello nazionale la natalità sta scendendo sensibilmente, per non dire crollando. Ormai il problema demografico italiano rappresenta un serio motivo di preoccupazione sociale, perché ci preclude un futuro sereno. Se oggi nascono meno bambini, ci saranno domani meno giovani, meno lavoratori, meno contribuenti e via dicendo. I dati europei – specie quelli relativi a Francia, Germania, Svezia e ad altri Paesi nordici – confermano una natalità in discreto aumento. È chiaro che, per noi, invertire la tendenza comporterebbe scelte complesse, magari gravose ed impegnative, però copiare qualcosa dall’estero, in questo caso, non sarebbe male…».
Si è fatto un’idea circa le cause di questa situazione?
«Guardi, la causa prevalente è sicuramente il dato economico. Noi viviamo in una realtà, in cui l’incertezza economica di ogni singolo nucleo familiare rappresenta purtroppo la regola. Incertezza, che non va intesa solo nel senso di non riuscire ad arrivare con i soldi alla fine del mese, ma anche in termini di carenza dei servizi sociali ed assistenziali. Noi abbiamo una rete di asili-nido sufficiente? Abbiamo un sistema di protezione della maternità e/o della paternità adeguato? Dovremmo farci queste domande e vedere se si sia imboccata la via giusta. Perché anche i cittadini extracomunitari fanno molti meno figli, oggi? Perché, più di quelli italiani, non hanno l’appoggio dei nonni, per ovviare alla carenza di strutture di sostegno e di (...)».
«Guardi, la causa prevalente è sicuramente il dato economico. Noi viviamo in una realtà, in cui l’incertezza economica di ogni singolo nucleo familiare rappresenta purtroppo la regola. Incertezza, che non va intesa solo nel senso di non riuscire ad arrivare con i soldi alla fine del mese, ma anche in termini di carenza dei servizi sociali ed assistenziali. Noi abbiamo una rete di asili-nido sufficiente? Abbiamo un sistema di protezione della maternità e/o della paternità adeguato? Dovremmo farci queste domande e vedere se si sia imboccata la via giusta. Perché anche i cittadini extracomunitari fanno molti meno figli, oggi? Perché, più di quelli italiani, non hanno l’appoggio dei nonni, per ovviare alla carenza di strutture di sostegno e di (...)».
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