Un "nero" sanitario? C'è, si chiama Yannick

Yannick dice: “Io lavoro in campo sanitario”. L’amico attore Zayd risponde: “Non ho mai visto un nero sanitario”. Lo scambio di battute è parte della pièce “Barche troppo piene” che Yannick e altri 3 amici hanno proposto in oratori e teatri negli ultimi anni. Yannick, nel campo sanitario, ci lavora davvero perché è operatore socio-sanitario alle Ancelle della carità di via Aselli. Era entrato come Asa alla Rsa di Vescovato, poi ha superato un corso per Oss. «Alcuni pregiudizi ho potuto verificarli - racconta - come il parente del ricoverato che mi ignora e va a chiedere notizie all’altro Oss che è cremonese. Oppure, la signora che mi dice: “Guardi che c’è da pulire nella camera di mia mamma”. Rispondo: “Signora, non sono io l’addetto alle pulizie”». La frase di Zayd sul sanitario nero è invece tratta dal racconto di un medico camerunense che raccontava le reazioni degli anziani quando suonava il campanello per una visita a domicilio.
Yannick ha 26 anni e un permesso di asilo che è appena stato rinnovato. Otto anni fa l’arrivo in Italia, il giorno di Natale. Lampedusa, Reggio Calabria, Crotone e Milano le sue prime tappe. Poi il trasferimento a Gabbioneta, alla locanda del Maremmano bianco, trasformata in luogo di accoglienza.
In novembre, Yannick e la sua compagnia teatrale, formata da lui, ivoriano, dai congolesi Zayd e Cissé e dal camerunense Idris, hanno presentato al teatro Monteverdi un nuovo lavoro dal titolo: “La pace tradita”, sottotitolo: “Per la memoria non bastano solo i ricordi”. Spiega Yannick: «Raccontiamo l’esperienza di Amadi Zayd che viene dal Congo, da più di 20 anni in guerra». Yannick sta per dare alle stampe anche il suo terzo libro. «Il titolo è: “Fuori ci sono i pregiudizi, dentro ci manca l’aria”. Forse è un po’ lungo, come titolo?». Si tratta di un’analisi a quattro sull’immigrazione e sui pregiudizi che ancora si toccano con mano. Hanno partecipato alla stesura Yannick, Maura Galli (volontaria italiana in Costa d’Avorio), don Antonio Pizzetti che ha un’esperienza ventennale alla Casa dell’accoglienza e Giorgio Denti, ex scout che a San Bernardo ha ospitato la prima famiglia di immigrati. Verrà stampato con il nuovo anno.
Yannick ha 26 anni e un permesso di asilo che è appena stato rinnovato. Otto anni fa l’arrivo in Italia, il giorno di Natale. Lampedusa, Reggio Calabria, Crotone e Milano le sue prime tappe. Poi il trasferimento a Gabbioneta, alla locanda del Maremmano bianco, trasformata in luogo di accoglienza.
In novembre, Yannick e la sua compagnia teatrale, formata da lui, ivoriano, dai congolesi Zayd e Cissé e dal camerunense Idris, hanno presentato al teatro Monteverdi un nuovo lavoro dal titolo: “La pace tradita”, sottotitolo: “Per la memoria non bastano solo i ricordi”. Spiega Yannick: «Raccontiamo l’esperienza di Amadi Zayd che viene dal Congo, da più di 20 anni in guerra». Yannick sta per dare alle stampe anche il suo terzo libro. «Il titolo è: “Fuori ci sono i pregiudizi, dentro ci manca l’aria”. Forse è un po’ lungo, come titolo?». Si tratta di un’analisi a quattro sull’immigrazione e sui pregiudizi che ancora si toccano con mano. Hanno partecipato alla stesura Yannick, Maura Galli (volontaria italiana in Costa d’Avorio), don Antonio Pizzetti che ha un’esperienza ventennale alla Casa dell’accoglienza e Giorgio Denti, ex scout che a San Bernardo ha ospitato la prima famiglia di immigrati. Verrà stampato con il nuovo anno.
Cosa conosceva dell’Italia, prima di partire?
«Il mio ricordo è scolastico. L’insegnante ci aveva descritto una mela. Poi aveva chiesto a un nostro compagno, di una famiglia benestante, di procurare il frutto per il giorno dopo. Ci ha parlato di Roma, del Vaticano. Poi ho sentito magnificare l’Italia sulla spiaggia di Tripoli, quando cercavo di salire su un barcone. Il guardiano, armato, ci diceva: vedrete (...)».
«Il mio ricordo è scolastico. L’insegnante ci aveva descritto una mela. Poi aveva chiesto a un nostro compagno, di una famiglia benestante, di procurare il frutto per il giorno dopo. Ci ha parlato di Roma, del Vaticano. Poi ho sentito magnificare l’Italia sulla spiaggia di Tripoli, quando cercavo di salire su un barcone. Il guardiano, armato, ci diceva: vedrete (...)».
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