«La strada è ancora lunga, ma indietro non si torna»

28 DIC 23
Ultimo aggiornamento: 18:14 | 16 MAG 25
Immagine di «La strada è ancora lunga, ma indietro non si torna»
“Non siete sole”, ha dichiarato qualche settimana fa Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, in occasione della consegna del Premio Sacharov 2023 per la libertà di pensiero alla memoria di Mahsa Amini (la 22enne iraniana uccisa per aver indossato male il velo) e al movimento “Donna, vita, libertà”. Ma i genitori di Masha non erano presenti: a loro, infatti, è stato impedito di uscire dall’Iran. Qualche mese prima, un altro premio, il Nobel per la pace, veniva assegnato a Narges Mohammadi, attivista e giornalista iraniana, “per la sua lotta contro l’oppressione delle donne e contro la pena di morte in Iran”. Nemmeno lei, però, aveva potuto essere presente, al suo posto i figli: Narges, infatti, si trovava in carcere, dove si trova tuttora. Resta, dunque, alta l’attenzione da parte della comunità internazionale rispetto a quanto sta avvenendo in Iran, ma la strada continua a essere faticosamente in salita. «Però - dice Shirin - indietro non si torna, non si può tornare perché ormai è stata superata la linea di non ritorno. La rivoluzione non si ferma... però, ha cambiato pelle... è più accorta, cauta. E non mi illudo, so che la strada è ancora molto lunga». Avevamo già intervistato Shirin Abbassiasgabh, Production Manager iraniana in Italia dal 2005, qualche mese fa infatti era stata protagonista a Crema di un incontro promosso dal Soroptimist Club locale. Nel frattempo, come ci aveva anticipato, ha evitato di tornare in Patria dai suoi parenti - troppo rischioso a causa del suo esporsi contro il regime iraniano. «Sono in contatto via internet ma dobbiamo stare attenti, e oggi il mio desiderio più grande è che la mia famiglia possa raggiungermi in Italia».
Shirin, quanto contano Nobel e premio Sacharov per la battaglia delle donne in Iran?
«Sono molto importanti perché permettono di mantenere accesa la luce sulla situazione iraniana e rappresentano anche il riconoscimento di questo anno di battaglia. Da qui, però, ad arrivare a un risultato concreto il passo è veramente ancora lungo perché è evidente che gli Ayatollah non hanno (...)».
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDI' 11 GENNAIO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT