La mostra
In mare per salvare 1.219 persone: foto e visori 3D per vivere un soccorso

Flussi, numeri, quote, statistiche. Poi ci sono le persone. Come le 1.219 - di cui 846 uomini, 101 donne, 216 minori non accompagnati e 56 con familiari - che da dicembre 2023 la Life Support, la nave di 51 metri bianca e rossa di Emergency, ha tenacemente strappato alle onde, al mare buio della notte, al sole che disidrata e stordisce, ai complici dei trafficanti. Storie raccontate per immagini nella mostra «Come onde del mare. Incontri senza confini» inaugurata ieri sera all'Auditorium Parco della musica di Roma,organizzata dalla ong, fondata da Gino Strada, che il prossimo anno compie 30 anni. Un percorso immersivo di foto - e molto altro - per capire cosa significa davvero fare ricerca e soccorso in mare.
Il racconto per immagini dell'attività di Emergency - e delle ong che salvano i migranti in mare - che vuole offrire una visione reale, depurata dalle narrazioni distorte. La propaganda politica che criminalizza chi invece, come ha detto Papa Francesco tre giorni fa ricevendo Mediterranea Saving Humans, «va in mare a salvare i poveretti che fuggono dalla schiavitù dell’Africa, fanno un bel lavoro, salvano tanta gente». Perché chi come lo staff della Life Support attraversa il mare d'estate e d'inverno, di giorno e di notte, non si occupa di migrazioni, ma pensa solo a salvare la vita a donne, bambini e uomini che affrontano in 50 il mare, su barchette inadatte a una gita estiva in cinque.
«Sono persone che non hanno altro modo per emigrare», spiega Simonetta Gola, direttrice della comunicazione di Emergency: «Per un somalo, per esempio è impossibile avere il visto di ingresso per un qualsiasi paese europeo. Ma migrare è da sempre un fenomeno naturale e strutturale. Però l'Europa invece di tutelare queste persone vulnerabili, ha appena varato norme che violano ulteriormente i loro diritti. E chi come Emergency fa salvataggio in mare, è ostacolato e attaccato. Anche se quest'anno solo il 7% dei profughi in Italia è arrivato con le ong, tutti gli altri con navi militari e della guardia costiera».
«Dei 1.219 che abbiamo salvato - racconta Roberto Maccaroni, responsabile sanitario del progetto Sar - per fortuna non ce n'è stato nessuno in pericolo di vita. "Stavano tutti abbastanza bene", abbiamo scritto nei nostri rapporti. In realtà era falso, perché non abbiamo visto davvero quello che hanno provato durante i giorni della traversata. E prima, nei mesi e gli anni del viaggio. Poi, saliti sulla Life Support, hanno trovato per la prima volta dopo tanto tempo, un posto in cui qualcuno si è preso cura di loro, dopo anni di privazioni, sofferenze, torture».
La mostra, all’Auditorium Parco della Musica di Roma in Viale Pietro de Coubertin 30, sarà aperta al pubblico fino al 21 gennaio 2024. Dal lunedì al venerdì dalle 17 alle ore 21. Sabato e domenica dalle 11 alle 21. Il 26 dicembre 11-21, il 24 e 31 dicembre 11-17, il 25 dicembre e il 1° gennaio 17-21.




